In carcere l’ex sindaco Sala. "Ha preso tangenti sul Pgt"

Cassano D'Adda. Arrestati anche un consigliere comunale e un ex assessore. Il giudice: "È sceso in politica per arricchirsi personalmente"

Alla fine, l’imprenditore sbotta. «Qui si vogliono sistemare per tre generazioni». Perché, lui, alla prassi di versare tangenti sembra essersi rassegnato. Ma così no. Così è troppo. «Dappertutto - gli risponde il commercialista Pierluigi Amati, senza sapere di essere oggetto di un’intercettazione ambientale - un imprenditore è costretto a dover riconoscere un “quid” in più alla politica». Vero, replica ancora l’interlocutore, che «in trent’anni di attività mi era capitato di elargire somme nell’ordine dei 50mila, 100mila euro a operazione conclusa. Ma mai una situazione del genere». E la situazione è quella di Cassano D’Adda. Dove ieri è arrivata la Guardia di finanza per portare in carcere Edoardo Sala (l’ex sindaco di una lista civica del centrodestra che si era dimesso nel dicembre scorso dopo le prime perquisizioni delle Fiamme gialle), il consigliere comunale Paolo Casati e l’ex assessore ai Lavori pubblici Alessandro Casati. Ai domiciliari, invece, sono finiti Amati, cugino di Sala, e l’architetto Michele Ugliola. Le accuse a vario titolo sono di concussione e corruzione. Una decina le persone finite nell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, e che ha come oggetto le varianti al vecchio Pgt del piccolo comune lombardo, e la stesura del nuovo.
Un pozzo dei desideri, il Pgt. Una gallina dalle uova d’oro, nonostante Cassano conti poco più di 18mila abitanti. Eppure - come già era emerso dalle perquisizioni di sei mesi fa - erano diversi i progetti finiti nel mirino degli inquirenti. Aree industriali da riqualificare, insediamenti commerciali da realizzare, cambi di destinazione urbanistica, terreni coinvolti nel progetto della BreBeMi. Decine e decine di milioni di euro in ballo da «pilotare». E grandi possibilità di guadagno illecito, secondo la ricostruzione della Procura. Due conti li fa il gip Gaetano Brusa, nell’ordinanza di custodia cautelare, rioprendendo la conversazione tra Amati e l’imprenditore, che rifiuterà di pagare. «Vogliono 40 euro al metro quadro, su un totale di 170mila metri cubi autorizzati, cioè 6,8 milioni di euro», di cui il 20% da «versare subito». Tanti soldi. E, sempre secondo quanto scrive il giudice per le indagini preliminari, il volume delle mazzette avrebbe raggiunto i 3 milioni di euro: più precisamente, un milione di euro già versati, oltre alla promessa di un ulteriore versamento di 2 milioni di euro, pari al 3% sul prezzo di vendita di ogni casa che sarebbe stata realizzata sull’area di un ex linificio.
Le parole spese dal giudice nei confronti di Sala pesano come macigni. «Sala - scrive il gip - sin da quando non ricopriva ancora la carica di sindaco progettava i reati poi commessi secondo un disegno che consente di affermare come lo stesso abbia assunto detta carica al solo scopo di arricchimento personale senza alcuna sensibilità verso le responsabilità e i doveri connessi alla carica di sindaco». «Non c’erano ragioni per il suo arresto - commentano i legali di Sala, gli avvocati Rosario e Gabriele Minniti -, si è sempre dichiarato estraneeo ai fatti e si è dimesso». La sua carriera politica, insomma, si era già chiusa mesi fa. Ma ora, a pochi giorni dal ballottaggio tra Roberto Maviglia (centrosinistra) e Sergio Bestetti (centrodestra), Cassano D’Adda torna nella bufera. Con un dubbio, sul quale stanno lavorando gli inquirenti. Che ci siano altri espisodi da scoprire, oltre alle presunte tangenti fin qui emerse. Che la «prassi» del malaffare possa ancora più estesa. E che al grande banchetto dell’urbanistica si siano seduti anche altri architetti, consulenti, commercialisti e politici.