Dal carcere l’ordine di uccidere

L'ordine di uccidere arrivava direttamente dal carcere. «Me lo fai un regalo?» chiedeva al cellulare il boss Daniele Santovito, in cella per mafia, a uno dei suoi picciotti. E il regalo era, appunto, un delitto. È stato questo a indurre i carabinieri, che per mesi hanno intercettato le conversazioni telefoniche di Santovito e di Gaetano Barbera, considerato dagli inquirenti personaggio emergente del clan di Giostra, con gli affiliati liberi, ad intervenire. Con l'accusa di associazione mafiosa, traffico di armi ed estorsione sono stati arrestati Francesco D'Agostino, 33 anni, Alessandro Fusco, 28, Vittorio Stracuzzi, 19, e Giuseppe Galli, 22, i fedelissimi pronti ad obbedire agli ordini dei capimafia che dalla cella, oltre a commissionare omicidi, davano istruzioni su come gestire i proventi delle estorsioni, sui negozi da taglieggiare e sull'utilizzo delle armi. «Me lo fai un regalo?» dunque chiedeva Santovito ad Agostino. E Agostino gli assicurava che avrebbe portato a termine l'incarico. La pistola con cui si sarebbe dovuto compiere il delitto sarebbe dovuta arrivare martedì. Temendo dunque che si verificasse un delitto, i militari sono intervenuti subito arrestando i quattro complici. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina proseguono per accertare chi abbia fornito il cellulare, trovato poi nascosto sotto un fornello, e da dove sia arrivata la pistola. Nell'ambito dell'inchiesta sono indagate altre tre persone e sono in corso diverse perquisizioni.