In carcere il marito-padrone

Vittima di un «marito padrone», era costretta in casa, con i minuti contati per fare la spesa o accompagnare i figli a scuola ed il divieto di affacciarsi alla finestra dell'abitazione, pena calci, pugni, cinghiate ed ogni genere di maltrattamento: è la vicenda di una marocchina di 32 anni arrivata a Genova con i figli nel 2003 a seguito di un ricongiungimento familiare. Il coniuge, suo connazionale e aguzzino, di 36 anni, è stato arrestato sabato scorso su esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Le accuse contenute nella misura restrittiva, emessa dal gip Vincenzo Papillo su richiesta del pm Pier Carlo Di Gennaro, ed eseguita dalla polizia del commissariato San Fruttuoso sono maltrattamenti in famiglia, lesioni e minacce gravi. La donna, che dopo due anni a Genova, non parla ancora italiano, è stata aiutata da membri della stessa comunità nordafricana del capoluogo ligure a ribellarsi ed a presentarsi alla polizia per denunciare la situazione. Sono stati inoltre gli stessi membri della comunità maghrebina ad offrire a lei ed ai suoi bambini accoglienza e protezione. Secondo quanto ricostruito la donna, dal momento del suo arrivo nel capoluogo ligure è stata sottoposta dal marito ad una serie di angherie, vittima di violenze, minacce, davanti agli occhi impauriti dei loro figli piccoli. All'origine delle ripetute aggressioni, documentate anche da referti ospedalieri da 20-30 giorni, e culminate qualche settimana fa nella minaccia di fare la donna a pezzetti e gettarla nei cassonetti dell'immondizia, è la mentalità dell'uomo definita «retrograda».