In carcere come spacciatrice per un rito religioso

Finisce in carcere per una settimana, poi ai domiciliari ma risulta innocente e per l'ingiusta detenzione viene risarcita con 12.000 euro in appello.
Protagonista della disavventura giudiziaria una ragioniera di Genova arrestata tre anni fa per uso di sostanze stupefacenti durante riti religiosi, ma poi prosciolta da ogni accusa alla fine delle indagini della magistratura.
L'indennizzo è stato assegnato dalla Corte di appello di Perugia dopo l'istanza presentata dalla donna nel febbraio dell’anno scorso. La ragioniera, Giulia G., sessantenne, originaria di Bitonto ( in provincia di Bari) e residente nel capoluogo ligure, era finita in carcere a seguito di una indagine avvenuta in Umbria (ad Assisi) che aveva portato al fermo di oltre venti persone accusate di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. La donna, con gli altri indagati, infatti, faceva uso, durante i riti religiosi di un movimento, di una bevanda considerata sacra ma contenente, seppur in minima parte, il dmt (dimeltiltriptamina), una sostanza presente nella tabella degli stupefacenti.
La sostanza stessa però, al termine dell'indagine, è stata poi riconsegnata dagli inquirenti agli indagati aderenti al movimento ispirato ai principi del cristianesimo.
Alla donna, oggi sessantatrenne, arrestata nel marzo del 2005 (difesa dai legali Andrea e Simone Vernazza) la Corte di appello di Perugia ha assegnato un indennizzo di 1.650 euro per i sette giorni di carcere subiti e 10.061 euro per i 90 giorni di arresti domiciliari a titolo di riparazione per ingiusta detenzione.
Per la donna, inoltre, al termine dell'inchiesta era stata chiesta l'archiviazione concessa dal giudice per le indagini preliminari di Perugia.