Dopo il carcere, un tetto per tutti

Col progetto Caritas, offerto un alloggio agli ex detenuti: «Essenziale per il reinserimento»

Luca Moriconi

«Il mondo del privato sociale e quello delle istituzioni pubbliche, possono e devono lavorare insieme, senza divisioni ideologiche».
Parola del direttore della Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo. In occasione del convegno «Cercar casa fuori le mura. Esecuzione penale e povertà abitativa a Milano», l’associazione milanese ha presentato i risultati del progetto «Un tetto per tutti, alternative al cielo a scacchi», l’iniziativa realizzata con il comune di Milano per dare accoglienza ai detenuti che hanno scontato l’intero periodo carcerario o godono di un permesso premio.
«È fondamentale garantire il reinserimento - spiega don Davanzo -, altrimenti si rischia un circolo vizioso nel quale chi esce dal carcere rientra nei giri della criminalità» Per questo sono nate le case accoglienza, strutture che non solo offrono ospitalità, ma anche un percorso educativo «che permetta poi all’ex detenuto di camminare con le proprie gambe», precisa don Davanzo.
Nei 50 posti letto all’interno di 23 appartamenti dei comuni di Bresso, Milano, Melegnano e Peschiera Borromeo - oltre ai 12 posti letto nella comunità «Casa Abramo» di Lecco -, sono state accolte 65 persone in occasione di permessi premio, 60 per fine pena o misura alternativa alla detenzione, 9 familiari e 4 figli minori. Da gennaio a febbraio 2004 le persone accolte sono state 138, per un totale di 13.646 giorni di ospitalità erogati.
Un plauso al mondo del volontariato arriva anche dal presidente del tribunale di sorveglianza Francesco Castellano. Il progetto, finanziato dalla Regione e dalla fondazione Cariplo, ha offerto ospitalità a persone che provenivano dalle case di reclusione del milanese: Opera, San Vittore, Bollate.
Sono stati maschi per il 75 per cento e femmine per il restante 25 per cento. Le persone accolte nel 2004 erano in maggioranza italiane (71%). In un anno si è registrato solamente un caso di arresto per reato commesso durante il periodo di accoglienza.