Carceri galleggianti contro il sovraffollamento

RomaLe carceri sono sovraffollate e il governo pensa non solo alla costruzione di nuovi penitenziari ma anche a navi-prigioni, come quella ormeggiata sul fiume Hudson a New York nell’89 o quella inglese ancorata dal 1997 al 2005 nella baia di Portland, in Dorset. Le nostre carceri galleggianti potrebbero trovare ospitalità nel mare di Genova, di Livorno o in uno qualsiasi dei porti italiani.
L’indulto del governo Prodi non è servito a niente e l’emergenza oggi conta 62.473 posti occupati contro un limite regolamentare di 43.201 e una tollerabilità di 63.702. La risposta dell’esecutivo di Silvio Berlusconi è nel piano straordinario che il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, ha consegnato ai primi di maggio al ministro della Giustizia, Angelino Alfano. L’obiettivo è un incremento di 17.129 posti per i detenuti entro dicembre 2012.
Lo stesso premier, parlando ieri dell’impegno dei costruttori per le infrastrutture, come volano per l’economia, ha spiegato che questo piano potrà contare su 1,5 miliardi per interventi sulle carceri, di cui un miliardo per nuove opere. «Abbiamo trovato 500 milioni di euro - ha detto Berlusconi -, vorremmo procedere con il project financing facendo intervenire i privati».
L’intervento più rapido sarà la costruzione di 46 padiglioni per ampliare i penitenziari già esistenti, creando in due anni 4.605 posti. Intanto, si dovrà lavorare a spron battuto per creare 22 nuovi istituti, di cui nove già finanziati. E questa è l’altra novità, per imbiancare pareti, abbattere muri o trasportare brande saranno impiegati anche i detenuti. «Interventi edilizi complementari» , li chiamano.
La maggior parte dei nostri penitenziari non è vecchia, ma antica: il 20 per cento è del ’200-300 e il 60 per cento tra il ’600 e l’800. Per ingrandirli saranno usate anche «strutture modulari», più economiche e rapide da costruire. Le risorse finanziarie sono limitate e il governo vuole aprire ai privati, con strumenti come la locazione finanziaria e la finanza di progetto. Ma si pensa anche alla permuta, trasformare cioè le vecchie carceri nel centro delle città in alberghi o centri commerciali e far nascere nuovi penitenziari in periferia. Era un’idea dell’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, che nel 2001-2002 aveva anche creato una società ad hoc. Tutto era stato accantonato dal suo successore, Clemente Mastella, ma ora se ne riparla nel piano Ionta. Che definisce anche «improcrastinabile» l’aumento dei 42mila agenti penitenziari (la carenza è di 5mila unita) e l’adozione delle misure necessarie a garantire le risorse economiche per gestire i nuovi istituti.