Le carceri (ri)scoppiano, siamo quasi a 62mila detenuti

I detenuti nelle 206 penitenziari si avviano a diventare presto 62mila (domenica scorsa erano circa 61.700) contro una capienza regolamentare di circa 43mila posti e un limite tollerabile di 63.700. La situazione «è a rischio implosione da una settimana all'altra», denuncia il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), secondo cui in almeno quattro Regioni (Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Veneto) la popolazione detenuta ha superato i limiti della tollerabilità.
Secondo il Sappe entro la fine del 2009 si arriverà «all'allarmante numero di 70mila detenuti», che «tra tre anni potrebbero diventare 100mila». Da una elaborazione del sindacato sui dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) emerge una situazione di «insostenibilita»: a Napoli Poggioreale ci sono 2444 detenuti (il 55% in più della capienza regolamentare e il 36% in più del tollerabile); a Bologna sono arrivarti a 1.039 (+116% del regolamentare e +16% del tollerabile); nella casa lavoro di Sulmona sono 166 (+232% e +66%); a Trieste 243 (+56% e +23%); a Genova Marassi 709 (+41% e +12%); Bergamo 534 (+127% e +40%); a Milano San Vittore 1516 (+97% e 35%); a Firenze Sollicciano 955 (+98% e +21%); a Venezia S.Maria Maggiore 290 (+161% capienza regolamentare e +80% tollerabile).
Oltre a lamentare una carenza di organico di 5.500 agenti, il Sappe ritiene che la classe politica abbia «colpevolmente perso l'occasione dell' approvazione dell' indulto per fare interventi strutturali». Il sindacato chiede «una nuova politica della pena» differenziando arrestati e condannati a seconda del tipo di reato commesso; un maggiore ricorso alle misure alternative al carcere da incentivare «offrendo garanzie di sicurezza credibili»; l'impiego della Polizia Penitenziaria all'interno degli Uffici di esecuzione penale esterna con compiti di controllo.