Carciofi a peso d’oro, il ladro li ruba e cucina «pasqualine»

Il furfante-buongustaio fa razzia di primizie in Valle Armea, ma viene colto sul fatto e si giustifica: «Me le pagano così bene...»

Le prime a finire nella cerchia dei sospetti sono state le casalinghe disperate. Non quelle della serie televisiva di successo made in Usa che si barcamenano con la depressione: qui si parla di casalinghe nostrane, disperate per i continui rincari della verdura. Che, si sa, deprimono molto di più. Queste donne di casa vanno ogni giorno al mercato, fanno il solito giro dei banchi alla ricerca del prezzo giusto, poi si piegano inevitabilmente e inesorabilmente alla dura legge del «cartello dei bisagnini»: zucchine, pomodori, sedani e carote, indivia e cavolo cappuccio, tutti ugualmente cari, da qualunque orto provengano. Logico che le forze dell’ordine, di fronte a una serie di furti di carciofi in quantità industriale in un campo della Valle Armea, abbiano indirizzato le indagini innanzi tutto nei quartieri medio-borghesi della città dei fiori. Niente da fare: tutte disperate, le casalinghe, ma con alibi a prova di bomba. Si trovavano tutte al mercato, all’ora dei furti: «Se mai, a essere derubate siamo noi - hanno risposto in coro -. Sono i bisagnini che ci vuotano il portafoglio. Ma, anche grazie all’euro, la fanno franca!».
Le indagini hanno cambiato indirizzo, i carabinieri hanno pensato «che sarebbe meglio appostarci, nei pressi dell’orto incriminato, muniti di binocoli prismatici e adeguata copertura corporea di flanella pesante, onde evitare i rigidi rigori dell’inverno». Hanno fatto così, e si sono messi - due per volta - a scrutare lo scenario a debita distanza. Finché, un bel momento... È spuntata un’ombra furtiva, con atteggiamento circospetto. Si legge nel verbale, in dettaglio: «Intorno più o meno alle ore 13, ventisette minuti e tredici secondi circa, avanzavasi all’orizzonte elemento inqualificato, contraddistinto da abbigliamento non griffato che ne mimetizzava quasi completamente i contorni rispetto all’ambiente circostante. Punto. A capo. In quel frangente, venivano messi prontamente in atto tutti gli indispensabili incombenti volti a fronteggiare la situazione imprevista e imprevedibile, con serena analisi del pericolo». In breve: scatta l’agguato, i due carabinieri ripongono i binocoli e si dirigono a passo deciso verso l’ombra che, intanto, mostra di cavarsela benissimo con l’estrazione dal terreno delle piante di carciofo. È un attimo, forse qualche minuto di più. I militi raggiungono il ladro quando la saccoccia contiene già venti esemplari del pregiatissimo ortaggio. I carabinieri non fanno una piega, e chiedono immediatamente i documenti, ai fini di verificare l’esatta posizione anagrafica del soggetto. Poi passano alle maniere forti: «Mi dicesse gentilmente cosa sta facendo, oltretutto con questo freddo?». L’uomo, 49 anni, un po’ male in arnese, farfuglia: «Credetemi, sono un appassionato di primizie. I carciofi del ponente ligure sono così buoni, ma al mercato me li fanno pagare come l’oro. E io devo fare la pasqualina...».
Finisce tutto registrato a verbale. Ma i due tutori dell’ordine non ci stanno, cominciano a dubitare che quella sia proprio la versione giusta. E incalzano: «Venti carciofi sono troppi, per una pasqualina. Non sarà che lei, di pasqualine, ne vuole fare tante per venderle?». Il cerchio si chiude, anche perché il padrone del campo ha già denunciato una decina di furti analoghi nell’ultima settimana che hanno dimezzato la quantità della produzione. Che il ladro sia sempre lo stesso? I carabinieri lo chiedono direttamente all’uomo che hanno di fronte. E lui non nega l’evidenza: «È vero - confessa -. Sono venuto altre volte, non ricordo quante. Per fare tante pasqualine». Infine si tradisce: «Che volte farci? Sono così fragranti, con trentatrè sfoglie come nonna comanda, e la prescinseua al posto della ricotta. Mi piacciono tanto. E poi, me le pagano così bene, cioè...».