Cardia: «Politici non turbate i mercati»

da Milano

Lamberto Cardia non rinuncia a fustigare la politica e le banche.
Ieri a Palazzo Mezzanotte, in occasione della relazione annuale il presidente della Consob, di fronte a 400 rappresentanti dell’establishment, non si è limitato a descrivere l’attività del 2006 snocciolandone i numeri principali: 13 accertamenti su abusi di mercato (sette i casi trasmessi alla magistratura con ipotesi di reato), 40 milioni di euro di proventi illeciti sequestrati, sanzioni per 11,7 milioni (due milioni la media degli ultimi 5 anni), la metà versati con oblazione, un metodo che consente l’estinzione del reato pagando il doppio del minimo della contravvenzione ed evitando che il caso sia reso pubblico. Cardia, infatti, pur con toni felpati, ha sottolineato quanto sia virtuosa per il buon funzionamento del mercato, e scarsamente praticata dal ceto politico e di governo, la qualità del silenzio.
In un passaggio del suo intervento, dopo avere ricordato il tormentato iter per la privatizzazione di Alitalia, ha detto che «la ricerca di un equilibrio tra trasparenza e riservatezza è più difficile quando predomina sul mercato l’attività di negoziazione di brevissimo periodo», aggiungendo che è responsabilità di tutti adottare «comportamenti coerenti con le regole e con le migliori prassi, assicurando adeguata riservatezza alle trattative in corso, evitando la comunicazione di segnali fuorvianti o prematuri».
Oltre ad Alitalia, Cardia ha citato Telecom e Autostrade. Le tre vicende che hanno fomentato i maggiori scontri istituzionali e le più dure contrapposizioni tra gruppi di interesse, con una notevole ricaduta di rumors, voci e grida provenienti dal mondo politico e dall’esecutivo. Un effetto fisiologico, sebbene da ridurre negli eccessi e nelle conseguenze negative sulle corrette regole di mercato, anche a causa dei diversi approcci delle diverse formazioni politiche: non a caso Cardia ha rammentato che «è compito del Parlamento e del governo determinare il livello ottimale di conciliazione tra l’obiettivo di sviluppare il mercato dei capitali e quello del perseguimento di altri interessi pubblici, quali il controllo di settori o attività strategici».
Cardia, comunque, non ha riservato le sue stoccate in punta di fioretto esclusivamente alla politica. Non ha di fatto risparmiato le banche, che puntano a vendere ai risparmiatori i prodotti finanziari su cui dispongono del più ampio margine di guadagno. Come le obbligazioni emesse da loro stesse. Da un’analisi compiuta dalla Consob, su 83 obbligazioni a tasso fisso considerate, 54 hanno rendimenti a scadenza inferiori rispetto ai Btp. E lo stesso accade con 55 su 67 obbligazioni a tasso variabile analizzate, che hanno un rendimento a scadenza più basso del Cct di simile durata.
In un quadro tanto complesso, i piccoli investitori vanno tutelati con strumenti più efficaci. «I risparmiatori italiani – ha sottolineato Cardia – hanno bisogno di maggiori garanzie sull’efficacia delle sanzioni giuridiche e morali». La Consob chiede «patteggiamenti amministrativi» che, a differenza delle attuali oblazioni, siano resi pubblici. Un concreto aiuto ai risparmiatori dovrebbe essere garantito dall’entrata in vigore, il prossimo novembre, della Mifid, la direttiva comunitaria sui mercati finanziari il cui iter per la definizione delle norme attuative partirà a fine mese. La direttiva accentuerà ulteriormente le responsabilità degli istituti nella gestione trasparente e corretta dei conflitti di interesse, come nel caso di una banca che venda i prodotti della Sgr da essa controllata direttamente nella propria filiale.