Cardia va all’attacco: «Consob più forte, ma non basta ancora»

Relazione annuale del presidente: «Sul Ddl-risparmio il Parlamento è in ritardo e con Bankitalia serve più coordinamento». Le critiche ai comportamenti delle banche

Marcello Zacché

da Milano

Lamberto Cardia va subito al cuore del problema: «I casi Parmalat e Cirio hanno rappresentato un punto di svolta nella storia del mercato mobiliare italiano». E insieme ad altri quali i bond argentini o i prodotti MyWay (di Banca 121) hanno fatto emergere i «problemi radicati nel profondo dei meccanismi di controllo societario e delle relazioni tra intermediari e investitori». Problemi di cui «il sistema italiano deve farsi carico per proteggere i risparmiatori».
Il presidente della Consob ha iniziato così la sua relazione nell’incontro annuale con il mercato finanziario, letta ieri a Palazzo Mezzanotte di fronte al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a tre ministri (Letta, Tremonti e Siniscalco) e al cosiddetto «gotha» dell’economia e della finanza nazionale. Compreso Stefano Ricucci.
Un esordio da cui la relazione si sviluppa mettendo a fuoco tutti gli attori che, nell’ambito del sistema, si devono assumere le proprie responsabilità. Il Parlamento, che non ha ancora approvato il Ddl sul Risparmio: «Non si è realizzata quella prontezza di risposta sul piano legislativo diffusamente richiesta», anche se il clima di questi giorni «fa ben sperare». Lenta anche la ricezione delle direttive Ue, al punto che la Commissione, in alcuni casi, ha allo studio l’emissione di regolamenti che ne permettano di fatto il recepimento anticipando la legge. Il governo, che ormai da 21 mesi non procede a nominare il quinto commissario. Le banche, che in occasione delle varie crisi legate alla distribuzione di prodotti finanziari hanno mostrato «una sistematica sottovalutazione dei rischi e degli interessi degli investitori, a fronte di un crescente contributo positivo dato ai loro bilanci». Le imprese, per i loro intrecci societari con le stesse banche «dal quale possono derivare conflitti d’interesse di particolare acutezza».
La Banca d’Italia, invece, è solo sfiorata dall’elenco di Cardia, che comunque ne fa riferimento quando esprime con chiarezza due richieste di riforma normativa: la prima riguarda la sincronia di tempi e procedure negli iter autorizzativi: Consob richiede 15 giorni, Palazzo Koch 30, e questo crea problemi, ritardi e confusione, dice Cardia, che suggerisce indirettamente che 15 giorni sono sufficienti. La seconda è la vigilanza sulla trasparenza dei prodotti finanziari emessi da banche e assicurazioni, gli unici che vengono controllati da Bankitalia, e che Consob reclama con vigore. In sintesi, il messaggio di Cardia al governatore Fazio va nella direzione di un maggior coordinamento delle due Authority che, insieme con l’Antitrust, sono chiamate a vigilare su stabilità, trasparenza e concorrenza.
Consob, da parte sua, plaude al recepimento della direttiva sugli abusi di mercato, che permette di utilizzare direttamente la Guardia di finanza (è in corso la stesura della convenzione), di fare intercettazioni ambientali, di scambiare informazioni con i magistrati, e di aumentare gli organici: con il prossimo concorso passeranno da 450 a 600.
Sulle vicende di stretta attualità, quali le Opa in corso da parte delle banche straniere su Antonveneta e Bnl, Cardia ha confermato l’impegno Consob nel seguire gli sviluppi, ma ha anche espresso una valutazione di merito, ancorché di carattere generale: «Allo sviluppo della piazza finanziaria italiana concorrono «più le condizioni di efficienza e di capacità strategica degli operatori, che la nazionalità dei loro assetti proprietari».
Cardia ha anche invitato le banche a non cedere le fabbriche di prodotto, per evitare di diventare solo distributori di beni concepiti altrove. Facendo forse un accenno alla scelta di Intesa di cedere Nextra che anche altre istituzioni stanno valutando. «Occorre che l’industria finanziaria italiana sia in grado di trasformare in occasioni di sviluppo le sfide che vengono dall’apertura dei mercati». Sono necessarie strategie che puntino su servizi a maggiore valore aggiunto e a più elevato contenuto innovativo. In tal modo si potrà «esser produttori di beni e servizi competitivi e non solo distributori e consumatori degli stessi».