A Cardiff si assegnano gli Europei 2012 L'Italia è la favorita. Si cerca il "quorum"

Polonia-Ucraina e Croazia-Ugnheria, le altre due candidature, schierano i loro premier, ma vinceremo noi. Iniziata la riunione del boarding, alle 11,30 l'annuncio del presidente Uefa Platini

Cardiff - Ci hanno stracciato sul piano politico. Croazia, Ucraina e Ungheria hanno schierato a Cardiff i loro rispettivi premier, in alta uniforme. La Polonia ha esibito addirittura due gemelli, uno presidente della Repubblica, l’altro primo ministro, democrazia in stile monozigote la battuta, per sostenere le rispettive candidature. Ci hanno umiliato sul piano estetico: le delegazioni di Croazia e Ucraina han fatto sfilare le loro miss, due tocchi di ragazzone da togliere il fiato agli stagionanti componenti dell’Uefa. Eppure questa mattina, il verdetto di Cardiff parlerà italiano, con uno scarto persino molto largo a dare ascolto ai calcoli confezionati dalla diplomazia italiana (8 a 3, con Platini astenuto al primo scrutinio per non inimicarsi i suoi elettori dell’Est Europa). La spiegazione può essere banale e ingenerosa al tempo stesso. «Perché avete delle rivali nettamente inferiori», la battuta circolata ieri nell’albergo St.Davis e attribuita a quel simpaticone di Michel Platini neo-presidente dell’Uefa. Forse è così. Ma preferiamo credere che il merito sia della presentazione del progetto Italia 2012 allestita ieri dinanzi alla speciale commissione, senza effetti speciali, tre Ferrari e una Cinquecento in bella vista sul prato dinanzi alla City Hall, niente miss, nessuna traccia di Prodi. Ha fatto un figurone Giovanna Melandri, ministro dello Sport, in completo rigato nero, forma smagliante, a giudicare dal vivace battibecco con Matarrese («non faremo come per Italia ’90» la stilettata; «fu un esempio mirabile per la Fifa quell’organizzazione» la replica di don Tonino: poi tra i due una spiegazione semipubblica, seguita da una foto e dai complimenti del dirigente pugliese per il rappresentante del governo) e dal fluente inglese mostrato durante l’intervento. Il video-messaggio di Napolitano, «molto ispirato, da primo sostenitore della candidatura», ha provato a colmare la lacuna di altre assenze.
Ma forse sono state decisive la misura e la tenerezza contenute nel film preparato per l’occasione, con un bambino vestito d’azzurro, Loris, che ha guidato l’Uefa attraverso le bellezze del Paese e alla fine è salito sul palcoscenico dando il cinque a Luca Pancalli, vice-presidente del Coni. «Questo bambino sarà un ragazzo nel 2012 e seguirà con trepidazione gli europei», la chiosa dell’ex commissario in corsa per diventare presidente del comitato organizzatore. Abete, il presidente della federcalcio, ha parlato di passione e di valori e ha esibito i numeri da capogiro del nostro sistema: 4 Palloni d’oro nati dalle nostre parti, 14 i Palloni d’oro circolati nel nostro campionato (ultimo Cannavaro, penultimo Shevchenko), un titolo mondiale, il quarto, sulle maglie della Nazionale. «Io non mi intendo di turismo e vi dico che il calcio è magia e noi italiani siamo capaci di trasformarlo in un entusiasmo contagioso. Perciò il nostro è il luogo ideale per giocare un torneo che è quasi un mondiale», il tocco dato da Lippi. «È stato un piccolo capolavoro», il giudizio di Gigi Riva, rimasto stregato dal gioco di squadra. «Vedrete, da domani nascerà una sinergia strepitosa tra governo, Parlamento e calcio», il pronostico di Matarrese, galvanizzato dall’esito positivo della missione. Mancava poco che saltasse al collo della Melandri.
Tutto deciso, allora: l’Euro 2012 si gioca da noi, apertura a Milano e finale a Roma, 18 le squadre partecipanti e non 24. Sembra proprio di sì, anche se nel corso dell’ultima notte l’assalto di Surkis, l’ucraino dell’Uefa, ribattezzato «Babbo Natale» per i tanti regali portati a Cardiff, può modificare gli equilibri consolidati. Croati e ungheresi sono rassegnati alla sconfitta. «Ce l’ha anticipato Platini», la confessione di Jarni e Boban. Dopo l’intervento della delegazione italiana Michel ha cassato ogni domanda di chiarimento dall’agenda. Segno di una scelta già fatta. Legittimata dai fatti, oltre che dalla storia. E non solo dalla pochezza delle rivali.