Il cardinale insegna il bene comune ai Lions

«Occorre uscire da individualismi e dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri. Non si può tacere quello che la gente dice e con la quale la chiesa vive tensioni e sofferenza. Bisogna che il "bene comune" prevalga». Le parole del cardinale Angelo Bagnasco, oggi presidente della Conferenza episcopale italiana, chiare e nitide si trasformano presto in un messaggio di speranza. E Villa Spinola lo acclama. Ad ascoltarlo nell'antica dimora genovese i Lions clubs di Genova Albaro, Genova Boccadasse, Genova Capo Santa Chiara, Genova Cristoforo Colombo, Genova Diamante e Santa Croce.
Duecento in tutto, tra autorità lionistiche e religiose, ad accogliere l'ospite d'eccezione. «È stato un meeting di grande interesse perché ci ha onorato tutti della presenza graditissima di Sua Eminenza il cardinale Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova - ha annunciato Francesco Biagioli, cerimoniere del Lions Club Ge Albaro - . L'incontro ha avuto come filo conduttore il "bene comune"». Così dopo la lettura del codice dell'etica sionistica e della preghiera dei Lions l'arcivescovo ha sviluppato il suo pensiero sul delicato tema sulla base delle realtà umane e sociali, con particolare riferimento ai contenuti di servizio umanitario che rappresentano la missione della Lions clubs international association, che ha come motto quella del "We serve". Infatti il ricavato della serata è stato devoluto a favore delle Opere di Carità della Curia. «Far valere il "bene comune"», con queste parole il cardinale ha voluto portare un contributo significativo anche al Consiglio permanente della Cei, svolto a Roma a metà di marzo. Ribadendo, a Roma così come a Genova, i punti essenziali cui ogni cittadino deve concorrere. Un nuovo appello dunque a rispettare i principi non negoziabili, quali vita, famiglia ed educazione.
«La chiesa non prende nelle sue mani la battaglia politica» ha aggiunto Bagnasco nel suo intervento, confermando la linea di non coinvolgimento della Chiesa, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito. «Al centro della società della culture c'è l'uomo, inteso non come mezzo ma come fine di tutto. Tutti gli altri problemi ne vengono fortemente condizionati. Lo stesso Santo Padre parla di diversi umanesimi che fondano società e culture totalmente diverse. Non ci dimentichiamo poi che il "bene comune" e la libertà - ha concluso il cardinale - devono fondarsi non sull'essenza del limite ma sulla scelta del valore. Ma anche rispetto e promozione dei diritti fondamentali dell'uomo; sviluppo dei beni e temporali non solo della persona e della società e anche dalla promozione della pace e dalla affermazione della sicurezza».