Una Cardinale ventenne alla sera in albergo da sola

IL MAGISTRATO (Ita-Spa 1959) di Luigi Zampa con Josè Suarez, Massimo Serato, Maurizio Arena, Claudia Cardinale - 105"

Stranamente la Lanterna non appare subito sullo schermo, come di consueto: piazza Matteotti e la candida facciata del Ducale (in veste di Palazzo di Giustizia) la precedono di… venti secondi. Lo scalone che oggi conduce a mostre d'arte ieri accompagnava i passi di un giudice: va dal Procuratore a presentare dei rinvii a giudizio e le proprie dimissioni… Affacciandosi da una finestra gli riesce di vedere sotto di sé il porto (con tanto di petroliera). L'esattezza topografica ed il cinema difficilmente vanno di pari passo. Il giovane giudice istruttore Morandi, interpretato con rigida sobrietà da J. Suarez ("La sfida", "Sette uomini d'oro") potrebbe passare per un magistrato dei giorni nostri: «Sento che è troppo difficile amministrare la giustizia in una società tanto ingiusta e spietata». Da sottoscrivere appieno. L. Zampa ("Processo alla città", "Il medico della mutua") mira in alto e prova a colpire le troppe ingiustizie che pervadono la nostra società. Il risultato è una sorta di melodrammone sociale, eccessivamente velleitario e contorto ma non privo di convinzione e di una certa umanità nel trattare la materia. Che è quella degli ultimi. Non a caso fa esclamare al giudice «Non si nasce assassini come si nasce biondi, bruni, alti o bassi».
Il film termina con un messaggio: è necessario che i "buoni" non si arrendano e continuino a lottare per il bene comune. Il magistrato va in crisi per due casi: l'onesto scaricatore Orlando (il M. Arena di "Poveri ma belli") non riesce a lavorare a causa di un collocatore portuale tipicamente italiano (lavoro in cambio di mazzetta). Dopo esser stato provocato, lo ferisce accidentalmente a morte. Gli altri lavoratori tacciono ed Orlando non può avere le attenuanti. Il dott. Morandi inoltre prende una stanza a pensione (15.000 lire) presso una famiglia (molto) piccolo borghese proprio mentre l'umile e modesto uomo di casa Luigi Bonelli (Francoise Perier -"Le notti di Cabiria", "Il commissario Pelissier") viene licenziato. A capodanno. Prova a fare altri lavori ma finisce travolto dagli eventi e da una moglie terrificante. Fallisce come venditore di scarpe nei pressi di Via di Porta Soprana e va a lavorare per Ugo (M. Serato), un maneggione che gli circuisce la figliola. Finirà in tragedia, con il gas che si porta via la famiglia.
Genova viene mostrata con pudore: la circonvallazione a mare, il porto, la "Sala Chiamata", i cantieri navali, ecc. Qua e là molti dettagli e palazzi ignoti fanno pensare anche a set ricostruiti. La cosa più interessante sono i dialoghi: «In questa città siamo 50 famiglie, magari sarà anche un errore ma abbiamo sempre tenuto a sposarci solo tra di noi» (la madre di un ricco rampollo) o «Anche i commissari hanno una moglie e la mia poi vorrebbe che i delitti non capitassero mai nelle feste comandate. E' così romantica» (il commissario). Il paradosso: si verificò nella realtà ciò che narrava il film… parteciparono molti portuali (3500 lire la paga da comparse) ed uno sfruttatore propose di portarli per 1500 lire. Venne cacciato. Perier è una spanna sopra tutti gli altri; c'è anche la Cardinale (la moglie di Orlando), al secondo film, a vent'anni. Ovviamente bellissima. «Alla sera restava sola in albergo perché non la conoscevano e così nessuno la portava mai fuori» (G. Nencini). Ma i nostri vecchi dove avevano la testa?
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