Cardiochirurghi in missione

Sono sorprendenti i risultati di 15 anni di attività dell’Associazione bambini cardiopatici nel mondo. Un sogno si è trasformato in realtà. Pochi medici, tra i quali Alessandro Frigiola, da anni primario cardiochirurgo del Centro Edmondo Malan del Policlinico San Donato di Milano, e la professoressa Silvia Cirri, primario di rianimazione e terapia intensiva, non si sono chiesti quali risorse avevano a disposizione e forse neppure quali difficoltà potevano rendere velleitario il loro impegno. Hanno dedicato le proprie vacanze per recarsi a visitare, operare e salvare, tanti bambini da morte certa. Hanno gettato il cuore oltre la siepe e sono partiti ben sapendo che nel mondo ogni anno nascono 800mila bambini con cardiopatie congenite, 600mila muoiono prima di essere operati, 3 milioni nei Paesi emergenti necessitano di un intervento. In quindici anni le missioni compiute sono 167, con più di tremila casi di cardiopatie congenite studiate, 1157 gli interventi cardiochirurgici eseguiti, tre i centri di cardiochirurgia in costruzione (a Damasco in Siria, a Shisong nel Camerun, a Pristina nel Kossovo). Le missioni di solidarietà cardiochirurgiche sono state 45 in Egitto, 27 in Perù, 17 in Siria, 13 nelle Canarie, 11 in Romania e in Tunisia, 10 nell’Azerbaijan e poi ancora 8 nel Camerun, 4 in Cina e in Irak, 3 in Albania e nel Kossovo, 2 in Libia e nello Yemen, 1 a Cuba, in Etiopia, in India, nel Mali, in Palestina, Polonia, Repubblica Ceca.
In Perù vi sono solo due centri cardiochirurgici per una popolazione di 25 milioni di abitanti, in grado di effettuare non più di 300 interventi l’anno e pochissime procedure di cardiologia interventistica, mentre i pazienti sono più di 3mila all’anno. Il programma di collaborazione con i medici di San Donato ha già portato nel 2006 ad un nuovo reparto di terapia intensiva pediatrica a Lima e prevede nuovi centri di diagnosi e cura per le cardiopatie congenite a Cuzco, Arequipa e Iquitos, dove nel 2005 è già stato inaugurato il primo e unico centro di cardiopediatria della storia del Perù in Amazzonia.
In Camerun, uno dei 40 Paesi più poveri del mondo, dove è presente un chirurgo ogni milione di abitanti, hanno già aperto un centro di cardiologia diagnostica e trattato in Italia 91 bimbi con cardiopatie congenite. Sono impegnati a Shisong (Kumbo), nella provincia anglofona del nord–ovest, presso il Saint Elisabeth Catholic Hospital, gestito dal 1936 dalle suore francescane di Bressanone, alla realizzazione del primo centro di cardiochirurgia dell’Africa centro-occidentale, per un’area abitata da oltre 200 milioni di persone. La formazione del personale avverrà a Milano, presso il Policlinico San Donato, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
Da oltre otto anni il team di Frigliola si reca in Siria, a Damasco, dove si sta realizzando un centro di cardiologia e cardiochirurgia presso l’ospedale pediatrico. Questa struttura consentirà di operare 800-1000 bambini all’anno. Sono state 17 le missioni operatorie compiute fino ad ora e venti i medici siriani formati a San Donato, dove in questi anni altri duecento specialisti di Paesi in via di sviluppo hanno migliorato le proprie conoscenze scientifiche: 119 cardiochirurghi, 48 cardiologi, 21 anestesisti-intensivisti, 6 chirurghi vascolari, 9 tecnici di circolazione extracorporea.
Grazie alla enorme esperienza acquisita in 15 anni di attività è ora in cantiere uno dei più grandi progetti del mondo nel campo delle malattie cardiovascolari. Si tratta del «Progetto cuore per l’Africa», che prevede la realizzazione di un Centro di cardiologia o cardiochirurgia pediatrica di diversi livelli in 10-12 Paesi africani nell’arco dei prossimi sette anni. Il progetto, presentato al congresso della Società mondiale di cardiochirurgia pediatrica nel giugno scorso a Montreal (Canada) è stato ritenuto il più interessante di tutto il congresso. In tutti i Paesi dove i medici coraggiosi di San Donato si sono recati sono stati ricevuti ed apprezzati da capi di Stato, membri di governo, parlamentari, accademici. L’Italia sa esportare anche amore e conoscenza.