La cardiochirurgia mininvasiva è più efficace dell’angioplastica nei malati cardiopatici gravi

Tecniche mininvasive usate troppo poco; un cuore artificiale grande come una pila; uno studio sulla miglior efficacia del bypass rispetto all'angioplastica nei cardiopatici gravi. Sono alcuni degli argomenti affrontati dagli esperti a Roma, in occasione del 24º Congresso della Società italiana di chirurgia cardiaca.
Negli ultimi anni la cardiochirurgia mininvasiva ha fatto importanti passi avanti, consentendo di operare attraverso piccole incisioni, di circa 4 centimetri, guidati da immagini visualizzate su uno schermo Full HD di altissima risoluzione, riducendo al minimo il trauma per il paziente ed aumentando efficacia e precisione. Ma in Italia, come in Europa, spiega il professor Ernesto Greco, sono pochissime le strutture che applicano costantemente la cardiochirurgia mininvasiva, in particolare per il trattamento videoassistito della valvola mitrale. Greco, che è stato tra i primi con Mario Viganò a Pavia ad impiegare queste nuove tecniche, è rientrato in Italia dopo 13 anni dall’estero ed ora dirige il centro di cardiochirurgia di Villa Maria Pia Hospital di Torino. Al Congresso della Sicch ha moderato un simposio proprio sulle tecniche mininvasive videoassistite nella patologia valvolare e coronarica . «Queste metodiche in cardiochirurgia hanno raggiunto - afferma - un altissimo grado di affidabilità . E ciò consentirebbe una diffusione, in tutta sicurezza, più ampia perché rende possibile l'abolizione dell'apertura della cassa toracica. Si esegue, infatti, solo una microincisione di 4 centimetri, nello spazio tra le costole, aiutandosi con l'uso di un sistema videoendoscopico». La tecnica è impiegata da anni in Europa. Le novità riguardano le tecnologie endoscopiche. «La struttura cardiaca - dice Greco - è visualizzata su uno schermo in sala operatoria e il chirurgo, grazie a sistemi ottici avanzati, come la visione Full Hd, ad alta definizione, è aiutato in interventi di massima precisione». Sempre al congresso di Roma è stato presentato il più piccolo cuore artificiale, della grandezza di una pila stilo. Viene impiantato come un pacemaker, necessita di una piccola batteria esterna, capace di pompare fino a tre litri di sangue in un minuto, aiutando così il cuore nel 70 % del suo lavoro. Ettore Vitali, presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch), ha presentato i dati dello studio Sintax, su oltre 3mila pazienti in 85 centri del mondo, da cui risulta che il bypass batta le tecniche più nuove di angioplastica, con percentuali inferiori di mortalità per tutte le cause di interventi di rivascolarizzazione ed eventi cardiovascolari maggiori o cerebrovascolari.