Il cardiochirurgo che pianse in tv per le gemelle siamesi

Con quei baffoni color rame dicevano assomigliasse a Franco Bracardi, lo storico pianista del Maurizio Costanzo Show. Un volto rassicurante che bucava il video: il prototipo del chirurgo buono che, con una carezza o un sorriso, riesce a tirarti su, anche quando la situazione è critica. E di situazioni difficili il professor Carlo Marcelletti ne ha affrontate tante; una vita professionale, finora, mai macchiata da gravi incidente di percorso.
Wikipedia, l’enciclopedia virtuale più consultata al mondo, gli dedica lo stesso spazio riservato alle star, e una star - nel suo genere - lo era anche Marcelletti. Eloquio brillante lontano anni luce dal «medichese» usato da suoi illustri colleghi, bella presenza ideale per i talk show televisivi, l’affetto e la stima di centinaia di ex pazienti che lui aveva salvato. Un cardiochirurgo apprezzato a livello internazionale, senza fisime da «barone» col camice bianco.
Nato nel 1944 a Maiolati Spontini, in provincia di Ancona, Marcelletti fin da piccolo gioca a fare il «dottore». Ha il complesso degli occhiali, ma lo supererà: anzi, quelle lenti con la montatura da intellettuale diventeranno un suo tratto distintivo. Il sogno del bisturi si realizza prima con la laurea all’Università cattolica di Roma e poi con i master di perfezionamento in Inghilterra e negli Stati Uniti. L’altra sua grande passione sono i bambini, tanto da specializzarsi nel 1975 in cardiochirurgia pediatrica alla Mayo Clinic di Rochester (Minnesota). Nel 1978 fonda e dirige il centro di cardiochirurgia pediatrica dell'Accademisch Medisch Centrum di Amsterdam. Rientrato in Italia, nel 1982, diventa primario cardiochirurgo del dipartimento medico chirurgico dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, poi il trasferimento presso la Divisione di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Arnas civico di Palermo.
È nel maggio 2000 che il nome di Marcelletti finisce sulle prime pagine dei maggiori giornali del mondo: il cardiochirurgo italiano coordina, insieme con il collega William Norwood della Dupont Foundation di Philadelphia, l'équipe di chirurghi che tenta, nell'ospedale civico di Palermo, di separare le sorelline siamesi di origine peruviana Marta e Janet Milagro. Purtroppo il miracolo non riesce. Marcelletti si commuove davanti alle telecamere. La vicenda scatena una polemica sull'eticità della scelta di sacrificare una bambina per lasciare in vita l'altra. Marcelletti era intervenuto solo in altri due casi analoghi, anche se meno gravi: nel 1989 il comitato etico dell'ospedale Bambin Gesù di Roma non diede l'assenso all'intervento e i gemelli, originari di Santo Domingo, morirono tre mesi dopo. Tre anni dopo, a Philadelphia, l'operazione fu autorizzata e uno dei bambini sopravvisse.
Carlo Marcelletti torna alla ribalta della cronaca nel settembre 2005, quando il cardiochirurgo tenta un intervento su due gemelline siamesi che avevano intestino e fegato in comune. Anche in questo caso, va male: le bimbe muoiono 48 ore dopo l’intervento. Una vicenda, quella di Safa e Marwa, figlie di una giovane donna marocchina che commosse l’Italia.
Dopo l’operazione, per due giorni, le bimbe furono tenute in vita attraverso la ventilazione meccanica controllata. A ogni costo tutti volevano convincersi che la favola si sarebbe conclusa con un happy end. L’unico a rimanere con i piedi per terra fu Marcelletti: «La situazione è grave, inutile farsi illusioni... ». La mamma di Safa e Marwa non smise mai di pregare per le sue creature. Due angeli. Indivisibili.