Carena contro tutti: «Non mollo»

Vito de Ceglia

Sandro Carena non molla. Resta al suo posto di segretario generale dell'Authority. Declina le offerte dell'amico Claudio Burlando a farsi da parte, deciso ad andare allo scontro frontale con il presidente Novi, piuttosto che alzare bandiera bianca. Sarà, a questo punto, il Comitato portuale di lunedì, salvo un colpo di scena dell'ultima ora, a mettere la parola fine ad una telenovela lunga ed estenuante, che ha scosso i piani alti di Palazzo San Giorgio ed i vertici istituzionali della città, alimentando una vis polemica tale da mobilitare anche il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi. La sfida del «prode Ulisse», alias Carena, è contro tutto e tutti. È rimasto da solo a difendere la sua poltrona, che, in diversi ruoli, ha ricoperto per un ventennio rifiutando di nuovo, in ultima istanza, l'offerta allettante della presidenza dell'aeroporto Cristoforo Colombo. «È una questione di coerenza», sillaba il segretario generale. Quella stessa coerenza di cui l'ex governatore della Regione Liguria, Sandro Biasotti, gli ha pubblicamente riconosciuto. È singolare che a difenderlo sia uno dei suoi più convinti detrattori, il cui nome, caldeggiato dallo stesso ministro Lunardi, è però ritornato in corsa per ricoprire il ruolo di commissario del porto, qualora i membri del Comitato portuale sfiduciassero lunedì prossimo la delibera del presidente Novi per rimuovere Carena, azzerando di fatto i vertici dell'Authority. D'altronde, l'obiettivo del segretario generale è quello di andare alla conta per smascherare i membri del Comitato. Una decisione, la sua, che sta suscitando un'inedita fribrillazione sulle banchine genovesi. «Non sarà facile decidere. Speravo non si arrivasse a questo punto…», taglia corto Piero Lazzeri, presidente di Spediporto e membro del Comitato.
Ma è la candidatura di Biasotti a commissario, rimbalzata con insistenza da Roma nelle ultime ore, ad essere vista come il fumo negli occhi dal centro-sinistra, ed in particolare dai Ds. Che, scaricato Carena senza fare troppi complimenti, sono ora in forte imbarazzo. Come si evince dalle parole dell'eurodeputato Marta Vincenzi, esponente di punta dei Ds: «Spero che il mio partito non c'entri con questa vicenda. Perché se questo fosse accaduto, sarei molto delusa. Ma è la pochezza del contendere che mi stupisce e che dimostra come il taglio della cultura istituzionale genovese sia in forte decadimento». Parole che pesano come macigni. E che di sicuro alimenteranno reazioni scomposte tra i ranghi del centro-sinistra genovese, che sta vivendo con apprensione l'evolversi della telenovela. A testimoniarlo è un comunicato, diffuso ieri dai Ds, con il quale viene smentita «la presunta decisione di 'licenziare' il segretario generale dell'Authority», perché «un partito politico non ha fra le sue prerogative quelle di “licenziare” chi opera all'interno di enti ed istituzioni indipendenti». Risulta, però, a dir poco sibillina, la conclusione del comunicato a firma di Mario Margini e Mario Tullo, rispettivamente segretario regionale e segretario federazione Ds: «Ha stupito noi ed il gruppo dirigente nel suo complesso, il fatto che il Secolo XIX, con cui esiste una consuetudine di rapporti, per acquisire il giudizio dei Ds su una vicenda così importante per il porto e la città, accrediti fonti anonime e non verificabili senza rivolgersi direttamente ai segretari genovesi liguri». Sia chiaro: quei «giudizi» - che sono attendibili, che sono stati verificati e che sono rimasti anonimi solo perché la fonte che li ha rilasciati non ha avuto il coraggio di assumersi le sue responsabilità - a riportarli è stato anche (e solo) il Giornale (e non «altri quotidiani»). Testata che non ha una «consuetudine di rapporti con i Ds». È vero anche che a scuotere le fondamenta del centro-sinistra genovese, è stato il nome, filtrato da ambienti diessini, del possibile sostituto di Carena, l'imprenditore dello shipping Franco Pronzato ed ex braccio destro di Burlando quando era ministro dei Trasporti. «Non so niente. Nessuno mi ha proposto niente», è la sua secca replica. Certo è che il nome di Pronzato è stato mal digerito dai cattolici della coalizione, da sempre molto vicini a Carena per la sua consolidata amicizia con la Chiesa. Da qui una sotterranea, ma palpabile guerra di nervi, che sta mettendo a dura prova le due anime della coalizioni, quella laica e quella cattolica, rappresentate dal presidente della Regione e della Provincia, Claudio Burlando e Alessandro Repetto.