Carenza di medici, Bresciani: «Più voce alle Regioni»

L'assessore regionale annuncia un provvedimento per incoraggiare i corsi privati all'università e formare la nuova generazione di camici bianchi

«Le Regioni abbiano più voce in capitolo». Dopo che il numero dei posti alla facoltà di medicina è stato aumentato solo del 10%, l'assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani torna a chiedere che le Regioni vengano ascoltate per tastare il vero fabbisogno di medici. «Quando si tratta di programmare il turn over - sostiene- è necessario passare dalla conferenza Stato Regioni e la programmazione non può essere fatta solo tra ministero e ministero».
Per risolvere il problema della carenza di medici nelle corsie ospedaliere (si calcola un buco di 11.500 posti da qui al 2015), Bresciano rilancia l'idea dei corsi di studio «privati». Secondo il modello lombardo, potrebbero essere gli ospedali, le fondazioni e le case farmaceutiche a pagare la retta universitaria agli studenti extra numero chiuso. In questo modo si arruolerebbero più medici senza gravare sulle tasche dello Stato. «A breve presenterò anche un provvedimento in proposito - puntualizza l'assessore lombardo - Le nostre sei università di medicina possono ospitare e formare più medici se qualcuno si accolla le spese per i loro studi. Le università non possono essere blindate».
Insomma, si cerca di correre ai ripari o togliendo il numero chiuso o, per lo ameno, ampliandolo. Altrimenti nei prossimi cinque anni mettendo a confronto pensionamenti e nuovi arruolamenti in corsia, ci sarà da coprire una carenza di 7.600 posti, pari a circa il 40 per cento dei medici in servizio nel 2010.