Carfagna: un fondo per aiutare le donne a curare la famiglia

Il ministro alle Pari opportunità promette 15 milioni: "Per accudire figli e anziani. Più asili e meno convegni". Le pensionifemminili? "Una provocazione salutare. Più scandalose la differenza di salario e la disoccupazione"

Roma - Di questi tempi è più difficile intervistare lei che una rock star. Mara Carfagna si gode l’Auditel delle sue presenze televisive, centellina le apparizioni, è difesa dal muro del suo staff, si amministra con sapienza. Arriva la sua portavoce. Poi ecco la ministra delle Pari opportunità: sorridente, angelica, come incurante di ogni cerimonia.

Ministro, lei ha rinunciato a fare la portavoce del governo. Versione ufficiale: non voglio cumulare troppe cariche. È vero?
(sorriso radioso). «Certo. Sono una perfezionista: se faccio una cosa voglio farla bene. Le pare che potevo occuparmi di tutto mantenendo questo standard?».

Non aveva fatto un pensiero?
«Non era un’idea mia. Ma sarei ipocrita e bugiarda se dicessi che non mi faceva piacere».

Versione ufficiosa: Bonaiuti non gradiva sovrapposizioni.
(scuote la testa) «Allora dovrebbe chiederlo a lui».

Lei non era curiosa?
(La ministra sorride) «Con Bonaiuti ho ottimi rapporti. Non ho notato flessioni, la cordialità è invariata: insomma, non mi risulta».

E la proposta di Brunetta sull’età pensionabile delle donne.
«Una provocazione salutare».

Solo una provocazione?
«Occorre esser chiari. Intanto si riallaccia a una sentenza della Corte europea, che chiedeva al nostro governo di definire un iter entro il 13 gennaio, per superare ogni discriminazione su questo tema».

E poi?
«Pone una questione che io in linea di principio condivido, ad alcune condizioni».

Quali?
«La prima: una scelta così delicata deve essere graduale.».

La seconda?
«Non si devono intaccare i diritti di chi si sta avvicinando già adesso alla pensione».

Ma allora a pagare la riforma saranno solo le più giovani?
«Se la riforma è accompagnata da altri interventi non è punitiva».

Ma allora non era più giusto reintrodurre lo scalone?
«E infatti non ero d’accordo con il centrosinistra che lo ha abolito».

È giusto reintrodurlo ora?
«Non è all’ordine del giorno».

Dovrebbe esserci?
«Sarebbe scorretto se parlassi al posto dei ministri competenti, Sacconi e Brunetta».

Come politico cosa ne pensa?
(la ministra mi rimprovera bonariamente): «Ma io sono un ministro. Non posso dimenticarlo. Mi preoccupano molto più altri dati».

Per esempio?
«Le difficoltà di accesso delle donne al mercato del lavoro. Il fatto che siano retribuite meno degli uomini, mediamente il 20%... Che solo il 46,6 delle donne in Italia lavori, che al Sud si arrivi al 31%!».

Anche decimali a memoria...
(altro sorriso) «I numeri sono importanti. Glielo ho detto che sono una perfezionista, no?».

La leggenda la vuole impegnata a scuola di danza dall’asilo.
«Per 15 anni. Più 8 di nuoto, pianoforte, conservatorio, liceo... ».

I suoi volevano fare di lei una nuova Shirley Temple?
«Ha toccato un tasto delicato. Mio padre è preside, mia madre insegna: sono sempre stati esigenti. Ero abituata a incastrare tutto, ogni minuto della giornata»».

Difficile.
«Se non ci riuscivo smaltivo i compiti arretrati nel weekend».

Vuol dire che il vero episodio della sua vita è stato la carriera televisiva, e non il ministero?
(una pausa).«A dire il vero questa è una cosa che mi ha detto mio padre giorni fa».

Adesso sarà soddisfatto.
(sorriso) «Non lo è mai».

Avrebbe preferito che accettasse il ruolo di portavoce?
«No. Lui rispetta sempre le mie scelte».

È vero che non le piace rivedere video della sua carriera tv?
«No, detesto rivedermi sempre. Anche un comizio politico».

Cosa le è mancato come ballerina e come pianista?
(risata sonora) «Tutto! Non ho orecchio, non suono senza spartito... Riuscivo solo perché sono una tosta e studiavo moltissimo».

Il vero problema del mercato del lavoro femminile, lei ripete da tempo, è la maternità.
«Sì, è vero. Da tempo sto studiando il modello francese, che grazie ai cosiddetti “strumenti di conciliazione”, ha prodotto due risultati fantastici: il massimo delle donne occupate, e il massimo tasso di natalità: non sono incompatibili».

E cosa vuole importare dalla Francia?
«Il vaucher per le famiglie, ad esempio. Che consenta alle donne di accedere a servizi di cura familiare. Non solo per i figli, ma anche per gli anziani non autosufficienti».

E i soldi ci sono?
«Ho trovato il modo di farli gravare sul cosiddetto Fondone delle pari opportunità: è di 50 milioni, ne vorrei impegnare circa 15».

Ahi! Dovrà fare dei tagli.
«Già fatti. Dico sempre che preferisco un asilo a un convegno. E a noi servirebbero gli asili di condominio, come in Francia. In cui anche il tappeto ignifugo è omologato, ma in cui il bimbo resta a casa».

Ministro quando hanno protestato le prostitute, proprio sotto il suo ufficio, cosa ha pensato?
«In Italia tutti sono liberi di manifestare, perché non loro?».

Tra la tassa sul porno e il suo ddl, c’è chi accusa di sessuofobia il governo.
«La tassa non mi compete... ».

Ma il divieto di prostituzione in strada è suo...
«E lo rivendico! Non intendo entrare sotto le lenzuola degli italiani. Ma combatto la prostituzione in strada. E facendo questo - lo dice la polizia - abbiamo ottenuto un altro risultato. Sottrarre molte donne ai racket,alla tratta, alle nuove schiavitù».

E la «scatola rosa» Gprs anti-stalking?
«Da gennaio, in forma sperimentale a Milano e a Roma, a costo zero grazie all’Ania».

E se funziona?
«Troveremo i soldi per estendere a tutti».

Ha negato il patrocinio al gay pride. Pentita?
«Affatto. Lo sa che non lo aveva dato nemmeno la Pollastrini, che era un’icona gay?».

È un motivo?
«No. Io patrocinio ogni convegno sui gay antidiscriminazione. Ma non i cortei in cui si spara su istituzioni e autorità religiose».

L’ha mai visto un gay pride?
«A Londra, mi ci sono trovata i mezzo. Non ho problemi di sorta».

Sa che sui suoi occhi si dibatte anche su internet?
(la ministra si mostra curiosa) «Ah sì? E che si dice?».

Due leggende metropolitane. La prima: è per effetto di una blefaroplastica...
«Senta, mio fratello è un chirurgo plastico, un consulente non mi manca. Direi che alla mia età sarebbe presto. no? Fra dieci anni magari - ride - è una buona idea».

C’è chi dice: è per effetto della cocaina...
«Ommama! Sono farmacofobica, non prendo nemmeno vitamine... Può crederci o no, io non ho mai visto un grammo di coca neanche ai tempi della Tv!».

È davvero miopia la sua?
«Mi mancano 10 gradi, porto le mie lentine tutto il giorno. Ho una cornea molto sottile che vanificherebbe l’operazione».

Quindi...
(ride ancora) «Le leggende metropolitane sono divertenti. Ma dovrà accontentarsi di una noiosa - ma autentica! - spiegazione medica».