Carfagna: "No ai matrimoni omosessuali"

Rotto l’idillio: la Carfagna non è più icona gay. Tre mesi fa elogiavano il ministro, oggi l’attaccano
perché dice la verità: "Le unioni civili sono fuori dal programma di
governo"

«Benedetta Carfagna!». Per convinzione, ma anche per una maggiore consuetudine d’uso di simili aggettivi, la platea ciellina di Rimini avrà accolto senz’altro così, con questa corale e sollevata esclamazione, la dichiarazione rilasciata ieri dalla responsabile governativa delle Pari opportunità. «La tutela delle coppie gay non rientra nel programma di governo - ha scandito la ministra -. E quindi non credo che ci possa essere un confronto visto che ci sono altre priorità all’ordine del giorno».

Un secondo dopo, apriti cielo! Nel senso di quello laico, delle cartoline, scritto con la «c». Insomma non quello in maiuscolo dei seguaci di don Giussani. La Carfagna non aveva nemmeno fatto a tempo ad aggiungere di essere «favorevole al riconoscimento di tutti i diritti di cui le categorie discriminate non possono godere appieno, ma non al riconoscimento delle coppie omosessuali», che il fuoco di fila polemico si è aperto da più direzioni, ricadendo poi giù - come una pioggia di traccianti sopra Bagdad - sul palazzo dei congressi di Rimini. Erano i soliti grilli parlanti.

Più che grilli, Grillini. «Non possiamo che esprimere il più radicale dissenso dalle affermazioni di chi, come il ministro Carfagna vuole negare i sacrosanti diritti delle coppie omosessuali; diritti, va detto per inciso, che sono riconosciuti ormai in tutto il mondo occidentale tranne che in Italia», ha infatti tempestivamente tromboneggiato Franco Grillini, storico leader dell’Arcigay, uno che per non restare un secondo sprovvisto di carica pubblica presiede adesso il Gaynet (dove net sta nel senso di Internet, non delle pulizie domestiche).
«Non si possono equiparare due cose che sono naturalmente diverse», aveva anche osato aggiungere la Carfagna, attirandosi così altri strali. «Spiace che il ministro si inoltri in giudizi sulla “naturalità” delle coppie omosessuali», è infatti ribalzato su il Grillini, avventurandosi in arditi paralleli. Del tipo: «Sarebbe meglio che il ministero dicesse qualcosa sulla “naturalità” degli omicidi, delle violenze, delle sofferenze che ogni giorno il maschilismo criminale infligge a donne e minori nell’ambito della famiglia tradizionale che spesso rappresenta un vero e proprio inferno di sofferenze e di sopraffazioni».

Temi sui quali peraltro il ministro - Grillini ha la memoria corta, o forse è soltanto distratto dal net - si è spesa con coraggio, conquistando apprezzamenti anche a sinistra. Luogo geografico e politico dove però si fa in fretta a dimenticare. Per esempio del fatto che nel maggio scorso la ministra aveva accolto gay e lesbiche al Quirinale, diventandone quasi un’icona per essersi rivolta a loro chiedendo scusa «per essere stata inizialmente guidata da un pregiudizio». Oltretutto la Carfagna ha ribadito anche ieri che le sue «posizioni non sono cambiate di un millimetro. Per convinzione personale e dovere istituzionale, mi sono sempre detta favorevole a riconoscere i diritti che sono tuttora negati alle persone omosessuali e ad incrementare quelli già esistenti».

Fatto sta che ieri il Carfagna pensiero ha suscitato la prevedibile replica - pur se con toni più garbati di quelli di Grillini - di altri esponenti della comunità omosessuale. Come Imma Battaglia, presidente di Gay Project e organizzatrice del Gay Village di Roma. «Mi auguro che questa non sia una chiusura al dialogo con la comunità gay. Mi piacerebbe poter tenere aperta quella porta e credo che sarebbe un giusto segnale di prosecuzione del dialogo se il ministro volesse parlarne dal palco del Gay Village». Paolo Patanè, presidente Arcigay, ha sottolineato come l’atteggiamento del governo sia in contrasto con il fatto che «nel resto del mondo civile crescono vertiginosamente i Paesi dotatisi di svariate forme di riconoscimento e di tutela di tali famiglie».