Carfagna: "Qualcuno voleva il mio ministero"

Il ministro per le Pari opportunità: "Io vittima di dicerie perché sono una donna giovane. Colpa del maschilismo". E sul premier: "Ama fare battute galanti, se sembra sopra le righe è per la sua ingenuità"

Roma - Lampi di grinta da ragazza tosta del sud, attimi di autocelebrazione vagamente «gorettiani», tono medio di understatement. Mara Carfagna si cala nella «fossa dei leoni», nello studio di Matrix e affronta la diceria avvelenata che la insegue da mesi. Per scelta volontaria, alternando, nel faccia a faccia con Enrico Mentana, tutti e tre gli stati. E affrontando il nodo incandescente delle indiscrezioni su intercettazioni (mai divulgate) in cui la si ipotizzava impegnata in una relazione con il premier. Difficile solo sfiorarlo, il tema, anche per Mentana, che infatti ricorre a un repertorio lessicale inedito per dire quel che in tv non si può dire, pena l’oscenità o la querela.

Ma a scegliere di parlarne, è stata lei, proprio quando la bufera mediatica sembrava passata. Spiega biblicamente: «C’è un tempo per tacere e uno per parlare». E aggiunge, «Quando è esplosa una polemica fatta di illazioni e insinuazioni, talune volgari, se avessi risposto quel che volevo avrei dovuto aprire una rissa. E la rissa genera violenza». Già. Ma è ancora più difficile se lo fai perché ti senti perseguitata e sei costretta a difenderti da un sospetto che reputi ingiurioso: «Sono stata vittima di questo, perché sono una donna, una giovane. Ho provato a immaginare le ragioni di questo equivoco: il maschilismo imperante di questo Paese. E la presunzione di ignoranza per cui di un uomo che fa politica si pensa comunque che sia bravo e preparato, e di una donna che fa politica, invece, che sia stata fortunata o abile nel farsi sostenere da qualcuno». Su Berlusconi al massimo concede un «ama fare battute galanti e spesso atteggiamenti che sembrano sopra le righe sono frutto della sua ingenuità».

Guardatela con attenzione questa Carfagna. Vestita di viola pastello sul fondo azzurrino dello studio: camicetta, foulard ton sur ton castissimo stretto al collo, pantaloni grigi: «Anche la televisione italiana è maschilista. Ho lavorato in programmi in cui non mi hanno fatto parlare per un anno». Poi tornando alle intercettazioni: «Sono sopravvissuta perché ho le spalle larghe e sono più forte di quanto non immaginassero». Ma il tono pacatamente ferito dei primi minuti si increspa. Ad esempio quando il conduttore di Matrix le chiede di Sabina Guzzanti, la regista che ha parlato di lei a Piazza Navona. Qui i toni pastello si arroventano di porpora: «L’ho citata in giudizio, sono... in difficoltà». Apparentemente comprensiva, Mara si concede due artigliate niente male: «La signora Guzzanti mi fa pietà, e mi ispira compassione... Poveraccia. È fragile anche mentalmente. Siccome sono cattolica so cos’è il perdono, ma non dimentico». Altro che conciliazione! E quando Mentana glielo fa notare, un ultimatum: «Sarei disposta a ritirare la mia azione legale se la signora scrivesse due righe di scusa» (Figurarsi. Per chi conosce la Guzzanti è un guanto di sfida). Poi di nuovo toni sfumati: «Non cerco vendette, è sufficiente che si attesti che si è detta una grande falsità». La seconda artigliata quando Mentana chiede: ha mai pensato alle dimissioni? Qui la Carfagna apre - a sorpresa - un fronte nella maggioranza: «C’è stata una campagna mediatica denigratoria e diffamatoria, contro di me, basata sul pettegolezzo. E alimentata anche da contrapposizioni e invidie che a volte le donne provano». Di più: «C’era la regia di chi ha sperato si potesse liberare un posto da ministro, magari costringendomi alle dimissioni. Magari pensando che facessi da agnellino sacrificale. Ma non ho mai pensato a dimettermi». Che stoccata.

Ma chi aspirava alla sua poltrona alimentando gossip avvelenati? Mistero. Chi le ha fatto mancare la solidarietà, avvalorando le calunnie? Ovviamente lo chiede anche Mentana, e qui la ministra molla un altro fendente: «Non faccio pagelle vendicative. Mi aspettavo di più, soprattutto dalle donne, è un peccato per loro». Poi un identikit: «Le intercettazioni di cui parlava questa donna non sono uscite mai. Non mi sono mai soffermata su questo - dice glissando cun una punta di vetriolo - quella donna ha parecchi anni più di me» (una delle non solidali fu Margherita Boniver). La ministra torna pacata se parla delle sue leggi, ma di nuovo ruggisce se Mentana chiede, con lusinghiera malizia, dei suoi occhi cerbiatteschi e spalancati: «Ho questi occhi! E una miopia elevatissima con cui combatto da quando ho sei anni. Motivo per cui andavo a scuola con occhialetti tondi e rossi... ». Tempo scaduto. Lei ricorda quando sognava di fare il dottore, Mentana azzarda: «Pensavo al gioco del dottore... ». Mara abbassa la saracinesca: «Mi rendo conto che l’ora tarda la induce... ma la invito a restare nei binari». (Nota per gli spin doctor ministeriali: meglio i ruggiti, che i colori pastello).