«Cari 400 Amici vi scrivo»: provaci ancora Veronesi

Per alcuni scrittori vincere il Premio Strega è un’ossessione. Sandro Veronesi, per esempio, è la terza volta che ci prova: da quando nel lontano 1995 lasciò la Mondadori (voleva cambiare aria, per avere una maggiore libertà personale) ed approdò alla Bompiani, è entrato in cinquina nel 1996 con Live e poi di nuovo nel 2000 con La forza del passato. Quest’anno già a Natale i bookmaker letterari davano vincente il suo Caos calmo. Poi all’Einaudi hanno deciso di rompere qualche uovo nel paniere di «ricciolino» e hanno calato sul tavolo il pezzo da novanta, La ragazza del secolo scorso di Rossanda Rossanda. Fin qui è storia nota, e non ci dilungheremo oltre nel ricordare che Veronesi è comunque il cocchino della padrona di casa Bellonci, la infaticabile tramatrice (ricamatrice?) di vittorie Annamaria Rimoaldi.
E non ci dilungheremo oltre neppure nel ricordare che Veronesi è cocchino pure del sindaco di Roma Walter Veltroni, per il quale si diceva facesse il ghostwriter: notizia smentita. Ma essere presunti ghost del sindaco evidentemente porta bene, visto che l’altro «negro indiziato» Ugo Riccarelli ha vinto nel 2004.
E non ci dilungheremo neppure nel ricordare che il cattivissimo Antonio D’Orrico su Sette inserì Veronesi nella lunga lista di scrittori dell’anno, definendolo addirittura «il più grande scrittore italiano della sua generazione e di quella successiva e di quasi tutta quella precedente». E non ci dilungheremo neppure nel ricordare che Veronesi è tra i fondatori, insieme con Alessandro Baricco, della casa editrice Fandango, nuovo vivaio di autori molto cari a una certa sinistra che conta.
Insomma, basta dilungarci: le premesse perché le previsioni di vittoria si avverino ci sono tutte. Però i nemici dicono che Veronesi, oltre che scrittore di regime, sia anche antipatico e presuntuoso. Presuntuoso lo è di certo, ma ditemi voi se conoscete uno scrittore che non lo sia. E forse è antipatico, ma avete visto la Rossanda? Al confronto Veronesi è una forza della natura.
Per tutta questa lunga serie di motivi (e anche per altri che non staremo a dire) speriamo che l’antipatico pratese vinca contro l’odiosa romana. E quindi vorremmo che quest’anno, come fece nel 1996, scrivesse una bella letterina ai giurati del premio così a lungo desiderato. Allora inviò a cento dei quattrocento Amici della Domenica una semplice missiva: «Le scrivo per chiederle il voto nella finale del Premio Strega. Non vorrei sembrarle sfrontato, anche perché va da sé che glielo chiedo solo nel caso lei abbia letto e apprezzato il mio Live: semplicemente ritengo doveroso chiedere di persona, in caso come questo, senza delegare altri a simulare un distacco che, se uno partecipa a un premio, evidentemente non c’è. Sono sincero, tendo molto a fare buona figura, non foss’altro per contribuire a dare dignità letteraria (visto che la cosa è ancora controversa) a una narrativa nella quale credo profondamente - bastarda, contaminata, accaldata, faticata e di frontiera. Per questo il suo voto mi farebbe particolarmente piacere. È tutto. Con i miei saluti più cordiali».
Provaci ancora Sandro, ma stavolta imbuca almeno quattrocento lettere. Non si sa mai che qualcuna vada persa.