Cari amici e nemici

La frase che leggete qui a fianco è il primo gol di José Mourinho. Perché non era facile entrare così, dopo gli ultimi giorni dell’Inter, e conquistare la platea alla prima conferenza stampa. Lo Speciale però ha scelto - e ha detto - di voler essere considerato solo Mourinho, né più, né meno. E così si è presentato all’Inter, dando il segnale che davvero un ciclo si è chiuso mentre un altro è già aperto.
Nessuno può sapere ancora se i risultati saranno all’altezza della presentazione, di sicuro però per sostituire un grande allenatore come Mancini - con tutto ciò che ne è conseguito - ci voleva qualcuno di altrettanto grande. E a Massimo Moratti va dato atto di aver centrato l’obbiettivo. Mourinho, con educazione ma con fermezza, ha fatto capire di considerarsi qualcosa di più: «Io sono intelligente», ha detto scherzando. Ma non scherzava.
Infatti, dal suo primo discorso programmatico, si capisce già che:
1) Il tecnico portoghese sa di aver ereditato una fuoriserie e non ha assolutamente intenzione di trasformarla in qualcosa di diverso. Saranno fatti degli innesti dove servono, ma - ha sottolineato - l’Inter ha vinto lo scudetto giocando male negli ultimi mesi, dimostrando però una grande forza mentale. Cioè ha vinto come piace a lui.
2) È venuto per lasciare un segno e dunque non può andarsene senza aver vinto la Champions league, sarebbe altrimenti un fallimento. Ci sono 11 squadre - dice - che potrebbero alzare il trofeo. Ma nessuno - pensa - è affamata come l’Inter. E come lui.
3) Ha chiamato tutti i giocatori citati per nome e ha detto «questi ora sono i miei giocatori». Il lavoro psicologico è già cominciato: chi non ci sta lo dica subito.
4) A chi gli ha chiesto se l’obbiettivo è vincere tutto - «scudetto, Champions e coppa Italia» - lui ha aggiunto «la Supercoppa...».
Riassumendo: amici e nemici sono avvisati. Lui non è un pirla.