Cari amici finiani che ci fate con Fini?

Cari finiani, io vi conosco da anni, almeno molti di voi. E so che voi con Fini c’entrate poco o niente. Quelli che conosco io provengono da due correnti del Msi che erano agli antipodi di Fini: i seguaci di Rauti e di Beppe Niccolai (e Mennitti). Avete creduto da ragazzi in molte cose valide. Volevate liberarvi del nostalgismo fradicio e furbetto che commercializzava la memoria del duce a fini elettorali, una specie di simonia politica con ignoranza culturale di base, di cui accusavate all’epoca Fini. Sognavate una nuova destra e consideravate i moderati e i centristi come il nemico principale. Larga parte di voi proviene (...)
(...) dal sud e dunque il clima della guerra civile tra partigiani e repubblichini lo avete vissuto solo di riflesso: per noi, ragazzi del sud, il nemico principale era il moroteismo più che il comunismo. Anche per questo vi piacque l’idea di andare oltre la destra e la sinistra, lanciata da Rauti e con altro linguaggio da Beppe Niccolai. Era l’idea di superare le lacerazioni del passato, di capire che bisognava rispondere alle sfide odierne del capitalismo globale, di rifondare la politica su basi comunitarie, di aprirsi a nuove e antiche sensibilità come l’ambiente, il recupero dei centri storici, l’idea di tradizione, l’identità non chiusa nel recinto ringhioso del nazionalismo ma aperta alla dimensione locale e alla civiltà europea, il senso del sacro. Ora sembra preistoria, ma allora era storia. Quella di oggi è dopostoria. Io vi conosco, Pasquale, Silvano, Fabio, Carmelo, Roberto, Umberto, Peppe, Flavia, Marcello, Marco ecc., eravate tra quelli che nel Msi giudicavano Fini nullapensante e nullacredente. Non mi rivolgo agli arrivisti futuristi, alcuni dei quali ho la responsabilità di aver avviato al giornalismo, arrampicatori disposti a vendersi la mamma e a voltarti le spalle il giorno dopo che non sei più il loro direttore. E non mi rivolgo a chi ha condotto Fini a vari disastri (dall’Elefantino con Segni alla decapitazione di Italia settimanale). Mi rivolgo invece a chi ha militato in quel partito sognando progetti culturali e grande politica, campi hobbit e tabula rasa, tradizione e trasgressione. Non potete trincerarvi nella ridotta di Montecarlo, consegnare la vostra matrice politica e ideale all’ultimo inquilino che vi bruciò casa e poi vendette il suolo per trenta denari a più acquirenti. Avete eletto Fini a collettore di tutti i malcontenti verso Berlusconi o qualche colonnello; ma non potete combattere il vuoto della politica con un leader di cui vi è nota la vacuità.
Capisco il vostro disagio per il clima, le alleanze, certe convivenze; capisco pure la critica al berlusconismo e alla Lega. Ma non vi viene il dubbio che se idee e temi vostri sono stati accantonati, se ruoli chiave e ministeri strategici sono stati lasciati all’incuria o agli alleati, la colpa non sia degli alleati ma di chi doveva rappresentarvi? Non vi viene il dubbio che i vostri temi storici, legalità inclusa, siano stati disertati dal monarca di An? Io non mi aspettavo da Berlusconi che promuovesse le idee di nuova destra, di Niccolai o di Rauti; mi aspettavo da lui che battesse la sinistra alle elezioni, che sfondasse nell’area dei moderati che votavano Dc e dintorni, che favorisse la nascita di una democrazia decisionista, su base diretta e popolare, che mettesse insieme la Lega, i moderati e la destra ex missina e portasse al governo la destra emarginata, senza offenderne la provenienza. Tutto sommato credo che lo abbia fatto. Temo che chi non abbia fatto il suo dovere sia invece il vostro leader che distrusse ogni destra, inclusa la vostra.
E allora vi chiedo: ma che c’entrate con lui voi, con i vostri percorsi e la vostra biografia, che c’entrate con Montezemolo, le logge e le lobbies e che prospettiva è puntare su Casini, Rutelli e magari pure Bersani, stringervi dietro Napolitano, farvi usare da la Repubblica e dintorni e magari pure dai giudici schierati? Credete che sia più coerente e più proficua questa scelta piuttosto che restare alleati di Berlusconi e Bossi e dei vostri ex camerati? Non pensate che sia meglio per voi un leale sostegno a questo governo con precise richieste di riforme vere, anziché beceri ricatti per indebolire e inguaiare il governo; e poi per fine legislatura si lavora a un quadro politico rinnovato, candidando fra tre anni Berlusconi a ruoli super partes o extrapartes, Quirinale o Pontificato, per intenderci? Non pensate che questo sia un disegno politico, e quello finiano sia invece solo cupio dissolvi, un programma vendicativo di dissoluzione del Pdl? Non pensate che sia più utile far emergere nei governi locali e nazionali altri Marzio Tremaglia piuttosto che remare contro gli stessi? Sulla legalità, poi, vorrei chiedere al portabandiera finiano Fabio Granata, che apprezzo per l’intelligenza e l’ardore: ma perché oggi chiedi dimissioni a tutto spiano di chi è inquisito, e fino a ieri sei stato vice di Toto Cuffaro in giunta e tuttora sostieni, mi pare, Lombardo, entrambi inguaiati dalla giustizia? Spiegami la differenza. Non spiegarmi invece perché hai chiesto le dimissioni di Brancher, Scajola ecc. perché le ho chieste anch’io. Sulla legalità non fate sconti ma non risparmiate nemmeno il sostegno a chi come Maroni e Alfano combatte non a parole ma con grandi risultati la criminalità.
Ricordo troppo bene come la pensavano tanti di voi, alternativi a Fini. Chiedo a chi proviene dalla nuova destra: ma veramente pensate di affidare a Fini le vostre idee di un tempo, o davvero pensate di poter riempire voi quel contenitore vuoto, che gruppi più potenti già veicolano? Ma poi, non vedete che Fini studia da solista e non sopporta partiti e truppe al seguito? Volete morire finiani, così a poco si è ridotto il vostro orizzonte politico? Pensate piuttosto a rifondare dentro il Pdl quella cosa che un tempo si chiamava destra e che oggi forse merita di chiamarsi in altro modo. Provate a farla pesare di più, a incidere sulle decisioni del governo presente e a proiettarvi dopo l’esperienza di questo governo per rigenerare la politica, che oggi fa pena. Ve lo dico senza malizia e senza tornaconto, da lontano, con inalterata amicizia.