Cari bambini romeni qui contate meno degli show di Veltroni

Caro bambino romeno,
ti scrivo perché credo di capire cosa stai provando in questo momento. Parli romanesco meglio di mio figlio, tifi Totti da quando sei arrivato a Roma e quando tuo nonno ti telefona dalla Romania per sapere come stai, tu, sguardo incredulo, passi la cornetta a tua madre perché ti traduca dei rumori che non riconosci, che non puoi ricordare perché eri troppo piccolo quando li hai lasciati assieme ai pochi giocattoli che nel bagaglio del lungo viaggio verso l’Italia non c’entravano nell’unica valigia fatta in fretta e furia tra le mura di quella piccola casa in Transilvania. Eppure oggi, nella lingua che ti è familiare, leggi e ascolti di ronde, di giustizia sommaria, di espulsioni. E i cattivi sono i romeni. Il cattivo sei tu.
Sono sicuro che questa mattina hai preparato come al solito lo zainetto per andare a scuola cercando di nascondere tra i libri e i quaderni quella manciata di gormiti che pensi di scambiare con il tuo compagno di banco alla ricreazione. Ma al suono della campanella il tuo amichetto non si è presentato perché i giornali, i tg e probabilmente anche i genitori, gli hanno detto che tu sei il cattivo.
Non preoccuparti, passerà. Ma un giorno qualcuno ti spiegherà che tutto questo è accaduto perché per dieci anni un signore di nome Walter ha cercato di trasformare la tua città (sì, la tua) in una sorta di luna park fatto di cerchi concentrici al cui centro, dove vivono i belli e i ricchi, si faceva festa con canti, suoni e balli, mentre ai bordi si continuava a vivere sotto i ponti, senz’acqua, senza luce all’interno di quattro mura a cui solo un pazzo potrebbe affidare il dignitoso appellativo di casa. Oggi il signor Walter è diventato il capo di un gruppo di persone molto numerose che si sentono minacciate da tutte quelle altre persone che, dopo anni senza luce e acqua, convinte che l’uguaglianza come l’amore non vada alimentata, un po’ cattive lo sono diventate poverine, e quindi ha deciso di ricordarsi anche di quell’estremo cerchio della sua (sì, la sua) città. Ma il signor Walter vuole diventare anche il capo del Paese e non ha molto tempo a disposizione per riflettere. L’unica cosa che ha capito subito è che non può mandare Elton John o i Genesis a Tor Bella Monaca, dove abiti tu, per aiutarti a fare pace con il tuo amichetto di banco. E allora, visto che anche lui conosce i gormiti, ha deciso di indossare la maschera del mostro cattivo e, dopo aver per anni dispensato sorrisi anche ai moribondi, ha scoperto che i loro cadaveri puzzano e bisogna liberarsene con le buone o con le cattive. Altrimenti, poi, i suv dei militanti del Pd devono fare tutto il Raccondo se trovano le strade intasate e la mattina passa tutta al volante.Non preoccuparti, passerà. E, come nelle favole più belle che tua mamma ti leggeva quando eri piccolo prima di andare a letto, ci sarà spazio per il lieto fine. Il signor Walter, fra non molto, non sarà più il capo della tua (sì, la tua) città e probabilmente, se pregherai anche tu la sera con animo gentile, non diventerà nemmeno il capo del tuo (sì, il tuo) nuovo Paese. E quando sarai grande, quando anche tu porterai i tuoi figli italiani a scuola, ti ricorderai di questo breve momento di difficoltà e penserai che nella vita, affinché il bene trionfi, ci vuole giustizia. Ma spiegherai ai tuoi figli che la giustizia non si costruisce ai concerti, ma con l’educazione e le regole. Le stesse che insegnerai ai tuoi figli. Le stesse che oggi vorremmo fossero rispettate anche dai tuoi padri. Se solo qualcuno, in dieci anni, li avesse convinti con l’esempio che esistono davvero e non si camuffano con quattro note urlate sotto le rovine del Colosseo.
*scrittore