«Cari cugini, è vero siamo parenti»

Sul dibattito, tra genoani e sampdoriani, circa una presunta parentela, vorrei affermare che, anche se attenuata nel tempo, una certa parentela, esiste.
Basta esaminare, attentamente, come fu creata la Sampdoria.
Partiamo dall’inizio. Alla fine dell’ultima guerra, in mezzo alla ricostruzione generale, fu necessario «ricostruire» anche il Campionato di calcio, interrotto per gli eventi bellici. La serie A, partì in due «gironi»: uno Centro-sud, uno Centro-Nord.
Le «trasferte» erano onerose, il mezzo per viaggiare, in corso di rifacimento.
Immesse le vecchie squadre precedenti, fu, però, necessario rimpinguarne i ranghi, inserendo, squadre di categoria inferiore. A Genova, insieme al vecchio, glorioso «Grifone» furono affiancate l’Andrea Doria e la Sampierdarenese. Due squadrette di tutto rispetto, ma carenti sia di mezzi finanziari che di pubblico. Comunque si giocò e successe che, tante domeniche, per concomitanza di calendario, al «Ferraris», pagando un solo biglietto, si vedevano due partite, una dopo l’altra!
Un andazzo difficile e, pertanto, si decide una fusione tra le due nuove venute, mescolando i due nomi, facendo un mosaico di colori per la nuova maglia. Due ben distinti gruppi di «tifosi» già prima in antagonismo tra di loro, si trovarono ingruppati a «tifare» per la stessa squadra. Quasi un assurdo, ovvio che non mancarono, all’inizio dei malumori. Gli ex-sampierdarenesi lamentarono che, nella nuova maglia c’era troppo colore azzurro, col quale, nulla avevano da fare. Gli ex-doriani, a loro volta accettarono nuovi colleghi con smaccata, sufficenza: loro erano dei «puri» cioè di Genova Centro. Quelli erano solo dei «periferici», pari ad una Rivarolese o Pontedecimo. Avevano anche il campo a Cornigliano!
Ma a questa, già eterogenea marea di «tifosi», si affiancarono contingenti di «genoani delusi», gli eterni insoddisfatti che allignano in ogni gruppo organizzato; «Io diserto - mi affermò un mio conoscente - Il Genoa da troppo tempo non vince uno scudetto. Non si può andare avanti così. Bisogna cambiare».
Cambiare, cambiare... uno «slogan» che echeggia anche in campo politico quando c’è, da rinnovare al Governo. Sarebbe la «giusta medicina» sana tutto. Cambiate, magari senza aver meditato se scotta di più la padella o la brace.
Da questi genoani «volta-gabbana», derivò la discussa parentela di cui si discute.
Un Figlio degenere, pur abbandonando la casa paterna, pur rinnegando la propria casata, pur cambiando nome, non può cambiare il sangue che ha nelle vene.
I «transfuga» erano nati con sangue genoano ed il sangue non è acqua. Così, pur attenuandosi col passare degli anni, un certo tipo di parentela, sussiste. I genoani non possono disconoscerlo, ma trattandosi di parenti degeneri, possono considerare i sampdoriani solo dei «cuginastri».
Riconosciuto che, poi la Sampdoria, non si comportò male vincendo anche uno scudetto ed alcune coppette, vorrei lanciare la «Freccia del Parto».
La Sampdoria come l’Australia; continente, dapprima, desolato e selvaggio, poi, moderno ed efficiente. Ma chi ne furono i «pionieri»? Degli «scappati da casa», degli emarginati, gente che aveva rinnegato la propria Patria. È storia autentica, questa.
Comunque, vi auguriamo Buon anno, cari «cuginastri». Cordiali saluti
Elio Rosi
(Pieve Ligure)