Cari Fini e Casini, uniamoci nel Ppe

Nel momento in cui l’Italia sconta un deficit di governo a causa dell’incapacità di questo arcaico centrosinistra a reggere le sfide della modernità, l’opposizione, specularmente, sembra ingegnarsi per dimostrare che anche il centrodestra non è in grado di offrire una proposta politica omogenea e unitaria. Ma la realtà è, fortunatamente, diversa da quanto appare, come è certificato dai cinque anni del governo Berlusconi nel corso dei quali, pur con qualche sofferenza e con le fisiologiche divergenze insite in una coalizione, è stato aperto e portato coerentemente avanti il cantiere delle riforme indispensabili per mantenere l’Azienda Italia agganciata al treno europeo.
Ora, in dieci mesi di governo, l’Unione ha già impresso sul Paese il marchio della controriforma, facendo venire definitivamente allo scoperto il tratto che costituisce insieme la sua forza e il suo limite: l’essere cioè una coalizione di potere, ma non di governo.
La logica e l’esperienza politica insegnano che una situazione così sfilacciata non può durare a lungo, e il centrodestra ha dunque il dovere di riprendere da subito quel cammino unitario che ha saputo dare una svolta alla politica italiana nel segno del binomio riforme-governabilità. Credo sia interesse non nostro, ma dell’intero Paese, superare i tatticismi e gli smarcamenti che hanno caratterizzato in particolare l’ultimo anno, e recuperare ciò che ci unisce, che è molto più di quanto ora ci divide.
Se invece di ragionare esclusivamente e ossessivamente sulla leadership si ripartisse dai valori fondanti della nostra storia comune e dai programmi, sui quali non esistono sostanziali diversità, il cammino verso l’approdo unitario sarebbe oggettivamente in discesa. Sarò testardo a dispetto delle contingenze, ma ritengo sia mia responsabilità, come coordinatore del partito di maggioranza relativa, riaprire il dossier della sezione italiana del Partito popolare europeo, di cui Forza Italia e Udc costituiscono il nucleo fondamentale, in quanto già facenti parte del Ppe, con un allargamento ad Alleanza nazionale che è già nelle cose tanto più dopo la sua adesione al Pppe, e con un’alleanza federativa con la Lega Nord che ha già dato risultati importanti nella passata legislatura.
È dalla costola italiana del Ppe che può e deve cominciare a muoversi il Partito delle libertà, che nella mente e nel cuore del popolo di centrodestra esiste già, molto più che nelle classi dirigenti. Il processo di unificazione tra le forze moderate è una missione che, pur con la necessaria gradualità, rappresenta l’unico progetto politico in grado di dare uno sbocco concreto all’eterna transizione della nostra politica.
L’accelerazione verso il Ppe italiano sarebbe utilissima in questo momento di grandi fibrillazioni per ricondurre la Cdl alla sua spinta propulsiva originaria, per uscire dalla stagione degli opportunismi e soprattutto per offrire in prospettiva al Paese un grande partito dei moderati di stampo europeo che completi l’opera avviata dieci anni fa da Berlusconi con la fondazione di Forza Italia. Una formazione liberaldemocratica e riformatrice, insomma, nel solco della migliore tradizione centrista e delle aspirazioni dei ceti moderati, che costituiscono la maggioranza degli elettori italiani.
L’unione tra forze che si riconoscono negli stessi princìpi non è mai un’annessione, ma una necessità storica. Noi ci collochiamo a pieno titolo nel solco di una cultura di ispirazione cristiana, liberale e riformista, che concepisce la politica come strumento alto di cambiamento sull’esempio del Partito popolare europeo che, pur restando saldamente ancorato alle sue radici, si è caratterizzato sempre più come lo schieramento dei liberali, dei riformatori e dei moderati.
La nascita del partito unitario, che vogliamo costruire insieme, che vogliamo riformista, liberale e popolare, e per il quale impegniamo tutte le nostre energie, non rappresenta soltanto un fatto di enorme portata politica, ma è, nel medesimo tempo, un evento storicamente decisivo per dare le giuste risposte alle grandi questioni della postmodernità.
Un esempio per tutti: la bioetica, con l’emergere di una tecnoscienza invasiva e aggressiva e il conseguente avanzare di uno scientismo relativista che porta a identificare i desideri con i diritti. Fra tutti i partiti del centrodestra, su questo tema cruciale, esiste una perfetta identità di vedute, perché la nostra idea di modernità procede nel solco della triade persona-responsabilità-solidarietà. Se ripartiamo da questi valori unificanti, ci renderemo conto che il partito unitario è più vicino di quanto siamo indotti a pensare dalle fumisterie di questa confusa stagione politica.
* Coordinatore nazionale di Forza Italia