Cari innamorati, boicottate San Valentino

Non festeggiate San Valentino, vi prego. Lo dico a voi innamorate che vi accingete a farlo con i vostri morosi in questa domenica a voi dedicata dall’industria delle merci travestite da sogni. Lo dico non solo e non tanto perché è una festa finta e commerciale, che vi riduce a sciampiste dell’anima, e voi maschietti a pupazzi seriali. Ma perché l’amore ha bisogno di nascondersi per restare più vero. Ritirate l’amore dall’industria sentimentale e commerciale di massa, preservate l’amore dalla pubblicità. È una sana profilassi per evitare i contagi nella stucchevole cornice di un amore automatico e telecomandato.
So di recare un dolore e forse un danno al mio amico Franco Alberoni, che dell’amore ha fatto una professione, e non come gigolò, s’intende, ma come sociologo e cantore dell’innamoramento. E so di dare con questo breve trattato d’amor scortese un pugno nella pancia e nel sottopancia agli innamorati che si preparano a festeggiarlo stasera. Mi dispiace infilarmi tra loro come guastafeste. Mi dispiace pure per i ristoratori e i negozianti di merci amorose e per i loro leciti guadagni. Ma queste ricorrenze al glucosio non sono fatte per l’amore vero. Se proprio ci tenete, festeggiate le vostre date importanti, quelle che riguardano davvero la vostra vita reale: che so, il giorno in cui vi siete conosciuti e amati, la sera in cui combaciarono i vostri corpi, o, peggio, l’anniversario del vostro matrimonio o del vostro fidanzamento, perfino i vostri onomastici e compleanni. Ma lasciate stare questo karaoke pacchiano di San Valentino. Siamo uomini, non putti.
Non si tratta solo di denigrare e abrogare la festa degli innamorati. Dicevo che è in gioco una posta più importante: la densità dell’amore, la verità dell’amore alberga spesso nelle parole che non ti ho detto, nei gesti che non ho fatto. Gli amori più belli sono impliciti e a volte perfino scortesi. Anche in amore il voto è segreto. So che l’amore ha bisogno di manifestarsi, vuole visibilità e si nutre di se stesso, avete ragione; ha bisogno di essere esercitato per sviluppare gli organi del sentimento. So che ha bisogno di rispecchiarsi nell’amore dell’altro per accrescersi e per potenziarsi. So che l’amore esplicitato e magari cantato dà sicurezza, ti fa sentire le spalle coperte, ti offre la cura, nel senso in cui parlò Heidegger e cantò Battiato. Ma l’amore implicito, l’amore frugale e sottinteso, mai accennato, è un frutto divino. È l’amore introverso, che sceglie la divinità del taciuto e si fa invisibile come gli dei. È l’amore che si cura di te quando tu non te ne accorgi e ti pensa quando tu sei assente e ti guarda quando tu stai dormendo. So che nell’amore risale l’impronta della nostra infanzia, l’amore ricevuto da nostra madre e nostro padre, i nostri fratelli e le nostre sorelle. Ammiro anch’io le famiglie in cui i figli fanno effusioni ai loro genitori e a loro volta i genitori li riempiono di dolcezze e poi si salutano con baci e carezze prima di andare a dormire. Però non fui abituato a quelle che consideravo smancerie e affettazioni; forse sbagliavo, ma sono ancora convinto che più l’amore è forte, meno ha bisogno di gesti vistosi e parole sfacciate. Figuratevi le feste industriali di massa come San Valentino. L’amore a cui fui educato era sottinteso, intenso ma timido, avaro di parole e prodigo di attenzioni; ma il più possibile nascoste, sobrie, vergognose. Fu fondata sull’amore la famiglia mia, ma non ce lo siamo mai detti. Fu sempre un amarsi all’insaputa, un curarsi di ciascuno alle sue spalle, fino alla fine; un vero preoccuparsi dell’altro che cercava di non dare nell’occhio, a volte un abdicare in favore dell’altro ma fingendo di essere lieti di liberarsi. Le azioni d’amore erano quasi studiate per sembrare casuali; le attenzioni si fingevano distrazioni, gli atti e le rinunce d’amore erano sempre dissimulati sotto la veste di altre, più grevi necessità, di moti spontanei o pure coincidenze, fortuite combinazioni dovute al gioco del caso. E invece dietro il caso, con la barba e i baffi finti, vegliava e respirava l’amore. Mi capita ancora di fare così con i miei figli e i miei fratelli.
Quell’amore secretato mi portai infatti nella vita adulta, sempre implicito per non renderlo banale; mai dichiarato, sempre negato, anzi irriso e coglionato nelle sue stucchevoli caricature. Come quel ridicolo putto di Cupido, paffuto e sculettante, che suscita più libidine nei pedofili che negli innamorati; con i suoi riccioli grotteschi e la sua pinguedine disgustosa, la sua pungente invadenza e la sua freccia che viaggia sui binari dell’amore con ritardi e disservizi peggiori di quelli ferroviari. In compenso costa molto di più...
L’amore più bello viaggia sotto falso nome, arriva di nascosto, ti prende all’improvviso, e ama disperdersi nell’aria come un profumo o un’essenza, dopo aver sfiorato il tuo corpo. Innamorati, marinate San Valentino, passate alla clandestinità.