Cari lettori disfate le vostre valigie e andate a votare

Caro Granzotto, leggo che a favore del candidato sindaco Pisapia si è schierata tutta la truppa di egregi rappresentati e borghesi illuminati, oltre naturalmente a La Repubblica, e questo mi ha fatto tornare alla mente la sua teoria del «bacio della morte». Che dice, la consideriamo l’ultima ratio?
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Quella del bacio della morte - della disfatta, lo dico per qualche lettore ignaro, di tutti coloro che i repubblicones hanno sostenuto o tratto dal cilindro per poi proporli quali uomini della provvidenza - non è una teoria, caro Biglio. È una realtà più e più volte comprovata nei fatti. Però, visto da più parti ci sollecitano a moderare i termini, non chiamiamolo più bacio della morte, che mette i brividi. Chiamiamolo abbraccio. Un abbraccio che stritola. Che strangola. E che dunque dovrebbe manifestare la sua efficacia anche a Milano, visto che Giuliano Pisapia è fortemente sostenuto dal quotidiano di Largo Fochetti e dal milieu salottiero e radicalchic meneghino che dalle labbra di quel quotidiano pende. Però lasci, caro Biglio, che per non lasciare nulla al caso io mi rivolga a quei lettori che so - come diceva Indro, coi lettori ci vado a letto - malmostosi nei confronti della Moratti e che dunque, astenendosi dal voto, ne hanno determinato - loro, non la sinistra: loro - la ignominiosa sconfitta nel primo turno. E va bene, amici miei: Letizia Moratti è algida, per niente col coeur in man. Ha quei modi inaccessibili e anche scostanti dell’amministratore delegato, non l’affabilità e disponibilità di un popolare primo cittadino. Non vi dico, tanto è inutile, che dietro quel piglio non c’è il vuoto, ma l’efficienza, la dedizione, un tenace senso del dovere. Né vi sto a ricordare che Pisapia sarà sì alla mano, però avreste dovuto vedere com’erano alla mano - quando fuori servizio - i protagonisti degli anni di piombo: nei salotti di Corso Venezia, di Corso Monforte, dei dintorni di via Brera, nei salotti di quella società illuminata che faceva capo alle zarine e agli zarini, si muovevano come eleganti topi nel formaggio. Ma di questo non voglio parlare. Né voglio parlare della compagnia di giro riunitasi nel «Comitato oltre il 51%», dei revenants che hanno nome Giulia Maria Crespi, Piero Bassetti, Marco Vitale... «Blocco sociale nuovo e propulsivo», si qualificano. Nuovo? Che sa di naftalina, caso mai. In quanto alla propulsione, bé, basta andare a rileggersi il Corriere dei primi anni Settanta - lo stesso dal quale Montanelli fuggì per fondare questo quotidiano - per apprezzare la qualità del propellente. Però, lo ripeto, non è di questo che voglio parlarvi. Quel che intendo dirvi è che comprendo la natura del vostro disincanto e che ritengo in larga parte giustificato il vostro astensionismo. Di che altro dispone, il popolo sovrano, per far sentire la propria voce o segnalare il proprio malessere se non lo strumento del voto dato o negato? Vi chiedo però di non perseverare. Di disfare le valigie già pronte per il weekend. E domani, di recarvi alle urne. Non per scongiurare la Zingaropoli o le Pisapiopoli e Crespopoli che sono anche peggio. Vi scongiuro di darlo, questo benedetto voto alla Moratti, per impedire il cancan trionfalistico della sinistra nel caso vincesse Pisapia, successo che trasformerebbero nella affermazione universale, planetaria, dei geneticamente diversi e dei loro tic, delle loro manie, dei loro pregiudizi, dei loro salotti e delle loro manfrine. In quanto a voi, non aspettatevi trattamenti di favore: anche se determinanti per lo scacco della destra, sarete accomunati al canagliume degli sconfitti. Non vi stringeranno la mano, non ci sperate. Attendetevi piuttosto il bras d’honneur, quello che più prosaicamente è chiamato gesto dell’ombrello. Seguito da un sonoro e beffardo: «Tiè!». Volete questo?
Paolo Granzotto