CARI MAGISTRATI, PERCHE' ROMEO E' ANCORA IN CELLA?

Noi qui a discutere e a polemizzare perché ci sono stupratori conclamati che lasciano il carcere dopo due giorni, e però intanto: che fine ha fatto Alfredo Romeo? Altri lì a litigare e addirittura a legiferare perché ogni volta c’è da capire se le famose esigenze cautelari siano davvero tali, se ci sia «pericolo di fuga» per chi fugge da una vita intera e neppure ha un domicilio, o se possa «reiterare il reato» chi l’ha già reiterato una decina di volte, o se possa «inquinare le prove» e intimidire i testimoni chi spesso gli unici testimoni li ha solamente già stuprati una volta: e però intanto, ecco, perché Alfredo Romeo è ancora in carcere?

Alfredo Romeo, di cui personalmente non ci frega niente, è in custodia cautelare da 73 giorni ed è rimasto il solo carcerato delle inchieste napoletane.

Altri appartenenti al suo «sodalizio» intanto sono usciti o sono ai domiciliari. E allora vediamo: come potrebbe inquinare le prove? La giunta partenopea è stata azzerata, tutti i partecipi del sodalizio sono fuori gioco o in un caso suicidati, per il troncone principale dell’inchiesta oltretutto c’è già stata la richiesta di rinvio a giudizio il che significa che le indagini sono chiuse. Lo stesso giudice delle indagini preliminari, da subito, aveva escluso che Romeo potesse inquinare alcunché. Forse è in carcere perché potrebbe fuggire? In casi come il suo, per ragioni sociali e familiari e patrimoniali, le latitanze sono rarissime e insomma non accade mai: nessuno infatti ne contempla la possibilità. Sicché rimane a disposizione solo l’ultimo dei tre requisiti per cui richiedere e ottenere una custodia cautelare: una possibile «reiterazione del reato», la celebre «pericolosità sociale».

Nel caso: è pensabile che Romeo possa lasciare il carcere e domattina macinare appalti e delinquere come nulla fosse? Questo nell’attenzione che lo circonda, nel deserto lasciato dall’inchiesta? Parrebbe ridicolo: non lo è. I magistrati infatti sostengono che possa ancora delinquere e perciò resta dentro: è l’unico cui hanno contestato il reato di associazione per delinquere: e con chi? Con quali associati? Trattasi, attenzione, di «complici non identificati». E così questa contestazione improbabile, che i magistrati potranno magari derubricare in un secondo momento, nel frattempo consente di raddoppiare i tempi di custodia cautelare per Romeo: potrebbe restar dentro sino a giugno e anche oltre.

Romeo, interrogato, non ha taciuto: ha risposto a tutte le contestazioni contenute nell’ordine d’arresto. Ha ammesso molte cose. E nessuno oserebbe sostenere che i magistrati lo tengano dentro perché possa sussurrare dei nomi magari estranei alle accuse, ma graditi agli inquirenti: e infatti noi non lo sosteniamo.

Noi sosteniamo un’altra cosa: che nei confronti di Romeo come di chiunque, colletto bianco o stupratore romeno che sia, i magistrati in Italia fanno semplicemente quello che vogliono.