Cari politici vi scrivo, qualcosa qui non va...

(...) della crisi internazionale, negli ultimi due anni ha registrato una contrazione del 45% del fatturato ma che, nonostante la pesante battuta d’arresto, guarda al futuro. Diverse sono le sfide che si prospettano per il comparto: la competizione globale e la capacità delle aziende di favorire l’internazionalizzazione e la penetrazione dei mercati emergenti che oggi rappresentano oltre il 70% del fatturato della nautica. Se l’export è da un lato una grande opportunità di sviluppo, è quanto mai importante ribadire come la brusca frenata del mercato interno debba indurre imprese e istituzioni a riflettere seriamente su come il nostro Paese stia progressivamente arretrando. Tanto più se si considera che l’export non potrà risolvere tutti i problemi del comparto e che difficilmente le aziende meno solide e organizzate saranno in grado di reggere la sfida della competizione internazionale. Per favorire la ripresa, è dunque necessaria innanzitutto una crescita del sistema-Paese, ma ancora più determinante sarà una decisa presa di posizione del governo che Ucina auspica e richiede con forza da tempo.
Il reale problema con cui il comparto si misura ogni giorno è che il nostro Paese non favorisce in alcun modo chi possiede una barca. Al contrario dissuade chi sta per avvicinarsi al mondo della nautica che - voglio ribadirlo - significa 100mila posti di lavoro, più l’indotto turistico. Lo fa costantemente rappresentando un’immagine fortemente negativa e fuorviante del diportista come di un evasore fiscale, stereotipo che oramai sembra essere così efficace nella percezione comune da non poter essere smentito con argomentazioni puntuali e dati oggettivi. Lo fa sottoponendo il diportista che vuole battere la bandiera del proprio Paese a un regime fiscale penalizzante rispetto a quello degli altri stati europei. Lo fa stabilendo che l’Iva sugli approdi sia del 21% (rispetto al 10% di alberghi e campeggi e, soprattutto, al 5,5% della Francia). Lo fa non semplificando la realizzazione di quelle infrastrutture turistiche (marina, approdi, porticcioli) senza le quali non ci può essere sviluppo per la nautica. Lo fa trascurando il valore del comparto in termini di contributo al Pil, di posti di lavoro, di gettito fiscale versato nelle casse dell’Erario, di immagine positiva che essa trasmette all’estero come esempio di eccellenza del made In Italy.
Su queste e altre tematiche, Ucina concentrerà quest’anno il calendario di convegni e tavole rotonde che torneranno ad arricchire di contenuti il Salone Nautico di Genova e che presenteranno un confronto tra imprenditori del settore, rappresentanti del governo e, in generale, della politica e delle istituzioni. Auspico che i messaggi che da tempo la nostra Associazione promuove abbiano riscontro e che si possa davvero intraprendere la strada della crescita.
* presidente Ucina-Confindustria Nautica