La carica di Berlusconi: "Mai città agli estremisti"

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Il premier rompe il silenzio e <a href="/interni/milano_non_diventera_stalingrado_ditalia/21-05-2011/articolo-id=524425-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>torna in tv</strong> </a>da falco in vista dei
ballottaggi delle amministrative: &quot;Paradossale che il Pd canti vittoria quando ha perso il 5%&quot;
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Il presidente del Consi­glio Silvio Berlusconi non molla. Per tre gior­n­i i giornaloni si sono in­terrogati su che cosa avreb­be fatto in questi giorni pri­ma del ballottaggio. Si sono interrogati a modo loro, ov­viamente, e cioè cercando di convincere i loro lettori che il premier si sarebbe ti­rato indietro. Ecco, ieri Ber­lusconi ha risposto due vol­te: in cinque interviste televi­sive ha parlato di elezioni, di Milano, della tenuta del governo e del futuro del Pae­se. Ha dimostrato di non vo­ler tirarsi per nulla indietro, anzi: è andato, cioè, all'at­tacco della sinistra e dei suoi candidati, raccontan­do agli italia­ni e s­oprattut­to agli elettori che andran­no alle urne domenica 29 e lunedì 30, che disastro sarà se città come Napoli e Milano sa­r­anno ammi­nistrate dal centrosini­stra. Siccome della catastro­fe del Pd in Campania abbia­mo già avuto la prova negli ultimi dieci anni, si è con­c­entrato sul capoluogo lom­bardo. Parlando di Giulia­no Pisapia ha usato toni for­ti, ha definito il suo mondo «estremista». Ha parlato da falco, con buona pace di quanti negli ultimi giorni avevano filosofeggiato sulle strategie da adottare in cam­pagna elettorale. Ha lancia­to l'allarme sul­le frequenta­zioni del candidato comuni­sta e dei rapporti con i centri sociali, quei centri sociali che tante volte hanno mes­so a ferro e fuoco la città con il benestare dei leader della sinistra locale e nazionale. Con le sue parole, il premier ha dato una scossa anche al centrodestra, ancora un po' intontito dal risultato del primo turno e troppo auto­critico sui toni usati in cam­pagna elettorale. C'è da pro­vare a salvare Milano, ha fat­to capire Berlusconi, e non è tempo di centellinare le parole.

Il primo risultato, il pre­mier l'ha ottenuto subito, addirittura prima che le in­terviste andassero in onda: il Pd, e in particolare il suo segretario Bersani, hanno reagito lamentandosi dell'eccessiva esposizione me­diatica e hanno evocato gli spettri di fantomatici regi­mi. Proprio loro che subi­to dopo­ il pri­mo turno del­le ammini­s­trative han­no parlato di Berlusconi fi­nito, di avvi­so di sfratto al premier, di chiusura di un'epoca. Be­ne, si metta­no d'accordo con loro stes­si, i signori della sinistra: o Berlusconi non fa più presa sui cittadini e quindi è inno­cuo per loro, oppure è anco­­ra il leader più forte, popola­re e deciso di questo Paese e quindi resta una minaccia enorme per chi ha la pre­sunzione di poter governa­re l'Italia senza avere un' idea, un programma e uno straccio di carisma. Guar­dando quello che ha detto il premier e soprattutto la rea­z­ione di Bersani ho la sensa­zione che a sinistra preval­ga la seconda ipotesi: han­no cantato vittoria troppo presto e adesso tornano ad avere paura.