La carica degli antisemiti «made in Italy»

RomaBandiere bruciate, appelli al boicottaggio di Israele, scritte cariche di odio e i soliti cortei a Milano, Torino, Roma, Firenze, Napoli, Aosta. I «pacifinti» tornano alla carica accanto ad Hamas e in tutt’Italia si moltiplicano casi di imbarazzante antisemitismo.
Il Medio Oriente prende fuoco e da noi la piazza si riempie subito di ultrà pro palestinesi. Da Nord a Sud: in ogni città riecheggiano i monocordi ritornelli contro Tel Aviv. E siccome tutte le armi vanno bene per esprimere l’odio nei confronti di Israele, al sindacato è venuto in mente persino di prendersela con i pompelmi Jaffa e con qualsiasi altro prodotto proveniente dall’unica democrazia del Medio Oriente. Al grido di «boicottiamo Israele», la Federazione lavoratori agro industria ha recentemente chiesto di non comprare alcunché made in Israel: «Controllate il codice a barre - il loro slogan -. Se inizia con 729, rimettete in tasca il portafogli». Chiaramente s’è scatenato il putiferio e persino il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, infastidito, ha dovuto frenare: «Trovo delirante la proposta di boicottaggio dei negozi ebraici». Il sindacato ha fatto dietrofront, precisando che la proposta era solo quella di non acquistare nulla di israeliano. Tutto rientrato? Macché. Impietoso e tranchant Ferrero: «Quando uno fa una cazzata si deve limitare a fare un comunicato per dire “ho fatto una cazzata” e non precisare alcunché». Soltanto Gianni Vattimo ha fatto peggio augurandosi che i terroristi si dotassero di missili più efficaci e prendendo una posizione ancora più radicale: «Avrebbe più senso bloccare tutte le importazioni da Israele e consegnare ai supermercati un modulo in cui si spiega perché ci si rifiuta di comprare certi prodotti». Pure il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto la sua sul boicotaggio («idea folle e criminale») e s’è subito beccato una sequela di insulti: offese sui muri, striscioni, scritte cariche d’odio. «Alemanno boia» era il più delicato, apparso sotto il cielo di Roma. Altro bersaglio: il presidente della comunità ebraica della capitale, Riccardo Pacifici. «Hamas fino alla vittoria» e ingiurie a raffica pure per lui. Persino molti esponenti del Pd arrossiscono e stigmatizzano la piazza. Uno su tutti, Vincenzo Vita: «Allucinante che vi possa essere una ripresa dell’antisemitismo. O che qualcuno disegni svastiche o minacci di boicottare negozi...».
A Mestre però sono continuati i blitz anti israeliani e non si contano più i palazzi imbrattati in città: bombolette in azione per disegnare un po’ ovunque stelle a cinque punte, falci e martelli e il solito «Israele brucerai». Venerdì scorso la sede della compagnia marittima israeliana Zim Line è stata addirittura presa d’assalto da cinque uomini incappucciati, provenienti dall’area dell’anarco insurrezionalismo per «rappresaglia per la strage di civili a Gaza»: telecamere spaccate, armadi rovesciati, caos generale.
E poi cortei e manifestazioni in tutto il Paese con la sinistra e i sindacati a braccetto degli imam e degli arabi più intransigenti. A Torino, tensione alle stelle quando tra i duemila scesi in piazza è comparsa la solita bandiera bianco azzurra poi cosparsa di benzina e data alle fiamme in uno sventolio di vessilli di Hamas e Hezbollah. Bruciato pure un carro armato di cartone. Fiamme e preghiere davanti al consolato Usa a Firenze, dove a sfilare c’erano anche quelli di Rifondazione e Pdci. E gli accendini erano roventi pure a Milano, dove durante la quarta manifestazione in sette giorni è stato incenerito un lenzuolo bianco con la stella di David. E sempre a Milano sono stati trascinati nel corteo persino dei bambini, costretti a tenere in mano bandiere di Israele imbrattate con la svastica. Desolato il commento di Daniele Nahum, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia: «Siamo vicini a questi giovani che purtroppo hanno dei genitori irresponsabili».