La carica degli autosospesi dal Pd quando il partito li ha già scaricati

Da Tedesco a Pronzato l'elenco è lungo: il gesto arriva a manette ormai "scattate"

Roma La lista è lunga e uniforme dal punto di vista geografico. Ciò che non è lineare è invece la contraddizione interna a un partito che si scaglia contro gli indagati altrui ma conta in casa propria un elenco quasi imbarazzante di indagati e arrestati. Tutti autosospesi dal Pd, per carità. Ma l’autosospensione democratica non monda i peccati, anzi, spesso arriva ad arresto praticamente avvenuto del diretto interessati.

Dalla Lombardia alla Sicilia non c’è quasi regione dove un esponente del Pd non sia passato da questo Gange dell’autoeliminazione politica. Solo che per molti il passo indietro non è bastato, la purificazione non c’è stata e spesso il beau geste ha dato l’occasione alla dirigenza piddina di scaricare definitivamente l’«appestato». Soprattutto in queste ultime settimane l’elenco degli autosospesi nel partito di Bersani si è allungato. Uno degli autodecapitati è anzi un ex consigliere proprio di Bersani, Franco Pronzato, componente del consiglio di amministrazione di Enac e precedentemente responsabile del trasporto aereo del Pd, arrestato a Genova alla fine di giugno per presunte irregolarità legate all’assegnazione di un appalto per i voli di collegamento tra Roma e l’Isola d’Elba.

Il caso più noto, e molto recente, è poi quello del senatore Alberto Tedesco, già assessore alla Sanità della giunta Vendola in Puglia, per il quale il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto lo stesso giorno in cui la Camera ha invece mandato al patibolo il pdl Alfonso Papa. Tedesco non ha lasciato lo scranno ma si è autosopseso dal Pd, non senza frecciate ai colleghi: «Trattato peggio di una colf...».
C’è poi il dalemiano Sandro Frisullo, ex vice di Vendola in Puglia, anche lui coinvolto nell’inchiesta sulla sanità barese. Autosospeso in accordo con Vendola, fu arrestato nel marzo dello scorso anno per corruzione e associazione per delinquere. Sempre in Puglia il capogruppo Pd Antonio Decaro si è autosospeso a febbraio. Michele Mazzarano si era dimesso dal Consiglio regionale sempre per sanitopoli e tangenti e quando il Pd, ad aprile, lo ha candidato alle elezioni comunali di Massafra, dagli elettori democratici sono partite proteste indignatissime.

Nel Lazio il consigliere comunale di Sabaudia Rosa Di Maio, indagata dall’antimafia, si è autosospesa a ottobre.
Anche la Campania è una regione di autosospesi per il Pd. Enrico Fabozzi, consigliere regionale, tirato in ballo da due pentiti in un’inchiesta di mafia lo scorso anno, ha deciso di lasciare provvisoriamente il partito. Lo ha fatto dopo una condanna per presunti abusi sulle figlie della compagnia un altro consigliere regionale, Corrado Gabriele, condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione.

In Sicilia è stato sospeso «in linea con il codice etico del partito» Gaspare Vitrano, arrestato a marzo per concussione. A Gela si è autosospeso il deputato regionale Paolo Muncivì, figlio dell’imprenditore Francesco, citato in un’inchiesta dell’antimafia. Nel Pd l’autosospensione viene spesso giudicata come un gesto nobile, e accolta con sollievo e lodi, ma questo non salva il partito dalla lunga ombra della questione morale.