LA CARICA DEI DISFATTISTI

In buona sostanza il centrosinistra, D'Alema in testa, dice: sì alla Tav, no alla polizia che interviene. Che dalle nostre parti è uguale a: no alla Tav. Lo capisce chiunque. Forse anche chi lo dice. Mai dimenticare che siamo in campagna elettorale e i fumogeni veri non sono quelli della polizia (sacrosanti), sono quelli di chi fa campagna elettorale su tutto, anche sulla Tav. Massimo D'Alema, il presidente dei Ds, ha detto che il governo, in questo modo, cerca lo scontro, provoca. Altri hanno detto che non è vero che ci sono degli infiltrati. Sì perché, alla fine, siamo alle solite. Quando si deve andare avanti c'è sempre qualcuno che mette i bastoni tra le ruote per il semplice fatto che si vada avanti. Indipendentemente dagli obiettivi. Sono gli antimoderni, sono più di quanto si pensi, fanno più danni della grandine, si trovano ad ogni bivio tra il rimanere come siamo e, certo con qualche rischio, andare avanti, fare cose nuove, inventarsi nuove soluzioni. Ma torniamo alla Val di Susa.
Ieri ci sono stati ancora disordini. Il ministero degli Interni ha sostenuto che c'erano almeno mille infiltrati. Lo ha confermato anche il questore di Torino. E fino qui uno molto furbo potrebbe anche dire che siamo in famiglia: il ministro Pisanu è di Forza Italia e il questore cosa volete che dica? E se lo dice anche il sindaco di Torino che è dei Ds? Come la mettiamo? La mettiamo così: che il D'Alema di lotta e di governo dovrebbe pensare che qui è una questione di legalità e basta. Ci possono essere stati, come ha riconosciuto anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dei difetti di comunicazione. Si poteva spiegare di più e meglio. Detto questo, se un governo legittimo legittimamente decide è giusto che vada avanti o no? E se per andare avanti deve intervenire, purtroppo, con l'uso della forza perché altrimenti non gli è consentito di procedere lo deve fare o no?
Possibile che chi vorrebbe tornare al governo stia ancora lì a mettere in campo dei distinguo sull'operato, assolutamente trasparente, delle forze dell'ordine che stanno lavorando perché possano iniziare i lavori di un'opera decisa, finanziata e assolutamente necessaria allo sviluppo della competitività di questo Paese e dell'Europa stessa? Possibile che si debba ancora parlare di questo e non ci sia ancora stato un momento per celebrare coralmente l'avvio di un'opera così importante? Lo fanno in tutti i Paesi civili ai quali, in questi tempi, i leader del centrosinistra additano per insegnare al centrodestra come ci si deve comportare.
In tutti quei Paesi dimostrano, cioè, di avere capito che il valore di una infrastruttura, di un'opera di rilievo nazionale e internazionale fatta nel territorio di un Paese, ha - oltre ad un valore legato al miglioramento dell'efficienza complessiva di quel Paese - anche una valore simbolico non meno rilevante. Contribuisce al miglioramento dell'immagine complessiva di quel Paese. Possibile mai che in questo Paese questo non possa avvenire? Non è anche questo uno strumento per accrescere la competitività di un Paese: sia realizzare l'opera che diffondere il messaggio positivo che ad essa è legato?
Possibile che per tenere stretto Pecoraro Scanio si debba fare tutto questo? Possibile che per sfigurare l'immagine del governo in carica si debba sfigurare l'immagine del Paese? Pensate che la Corte dei conti ha indagato la polizia intervenuta in Val di Susa per un ipotetico danno all’immagine dell’Italia. Forse prima d’interrogarsi su questa, francamente assai improbabile, lesione ci si dovrebbe domandare se non siano quei manifestanti a ledere la nostra immagine. Che noia. Che provincialismo. Che squallore.