La carica dei lavori del web A caccia di «quality rater»

Giuseppe De Bellis

da Milano

Google cerca. Di mestiere e per mestiere. Cerca per tutti e adesso per se stessa. Cerca in Italia. Cerca gente: lavoratori esperti, che conoscano la rete e la magia che sta dietro un sito che non è solo un sito e soprattutto è uno strumento che tutto il mondo usa ogni giorno. Cerca, quindi. In Italia la società internet più famosa della Terra ha messo on-line 23 posizioni aperte, 23 posti di lavoro. Professionisti del web. Nomi che a tutti dicono poco, ma che nel magico mondo virtuale servono a mandare avanti la baracca. Uno è il Quality Rater: partecipa a progetti di valutazione di alcuni siti internet. In sostanza, analizza se un sito funziona o no, se ha tutto quello che deve avere oppure no. Lavora da casa. Deve essere italiano. Lo cercano così, perché evidentemente i siti che deve giudicare sono in italiano. Tra un Agency Relationship Manager e un European Vertical Markets Associate, i signori di Google sono alla ricerca di un Facilities Manager. È un signore fondamentale, in un ruolo che c’entra nulla con il web, ma è indispensabile in una tra le aziende più importanti della Terra. Il facilities manager deve organizzare la sede italiana di Google. Gli sarà chiesto di occuparsi di tutto e in particolare dovrà assicurare che la sede di lavoro sia un modello di efficienza, comodità e divertimento.
Il colosso del web cerca una bella serie di ingegneri informatici. E si capisce. Però è un bel casino comprendere per benino che differenza passi tra uno Strategic Partner Business Development Manager e un Vertical Account Manager oppure un Vertical Head Finance and Business Services, Vertical Head Travel.
Sono i tempi che non combaciano. Ognuna delle posizioni aperte da Google è essenziale, però mezzo mondo e forse di più non sa che cosa vogliano dire e soprattutto che cosa facciano. Allora non si immagina che dietro quel loghino che cambia ogni volta che c’è un avvenimento, ci sia uno che per tutto l’anno si occupa di questo: immaginare e creare un logo nuovo, mutante a seconda delle occasioni. Cercano anche questo a Google Italia: un Maximizer Coordinator: inventa e realizza le campagne sul logo di Google. Devete essere un lettore attento e un produttore-scrittore convincente e inventivo. La cosa più importante: deve essere un grande comunicatore, uno che atraverso le parole scritte riesce a trasmettere quello che vuole.
Per chi non sa, ovvero per quasi tutti, la caccia ai capoccioni della rete nasconde un altro mistero: comprendere perché una società che è essenzialmente un motore di ricerca internet assume gente. E perché 23 persone tutte insieme in Italia. Google fa miliardi a palate, è quotata in borsa a Wall Street. I soldi li macina perché oltre dietro la ricerca che ognuno di noi fa perché vuole sapere qualcosa, c’è una trama di pubblicità e interessi che creano la pagina del risultato della ricerca. È il bidding: la vendita delle parole chiave. È il sistema che permette all’eventuale inserzionista di avere diritto a comparire con uno o anche più annunci pubblicitari nella pagina dei risultati della ricerca. Un panettiere allora può acquistare la parola farina: non appena tizio o caio digita farina, accanto esce la pubblicità del panettiere. Si può anche comprare il diritto a entrare nelle ricerche, così è possibile cambiare il ranking, l’ordine con cui i risultati della ricerca vengono fuori. Google fa anche altro: offre servizi alle aziende. E i servizi sono altra pubblicità, oppure gestione di ricerche, di database.
Google può fare tutto, insomma. E per farlo gli serve gente che non si vede. Solo in Italia gli inserzionisti sono tra i 150 e i 200mila. Investono e vogliono essere seguiti. Perché sul web è tutto diverso tranne la base: pago, pretendo.