La carica dei prof: cresciuti il triplo degli iscritti

Dietro la crisi di bilancio di molti atenei italiani l’esplosione delle
spese per gli stipendi di docenti e tecnici. Dal 2000 a oggi il peso
delle buste paga degli ordinari è aumentato del 63%, mentre le
matricole solo del 10%

Roma - Primi in moltiplicazione delle cattedre. Ultimi nell’assegnazione delle borse di studio. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, fin dal suo primo discorso alle Camere aveva subito segnalato come tra le priorità del governo ci fossero la valorizzazione del merito, la revisione del sistema dei concorsi e la riduzione del numero dei corsi di laurea. Quasi 5.500 nello scorso anno accademico. Ora i dati del ministero elaborati dal Sole 24Ore confermano che mentre gli studenti non aumentavano ed in qualche caso anzi diminuivano, le cattedre proliferavano senza controllo, spuntando come funghi, spesso al solo scopo di sistemare qualcuno. Una degenerazione esplosa dopo la riforma del 3+2 varata alla fine del ’99 dal governo di centrosinistra. In pochi anni esplode il numero dei corsi di laurea che da circa 3.000 salgono ad un massimo di 5.412 per 180.000 insegnamenti. I professori ordinari aumentano del 32,2 per cento ed i loro stipendi schizzano come incidenza fino ad un più 63,7 per cento. Non aumentano con la stessa velocità però gli associati ed i ricercatori trasformando l’organico dell’Università in una sorta di piramide rovesciata dove ci sono più generali che colonnelli e più tenenti che soldati semplici. E soprattutto senza alcun corrispettivo nell’aumento degli studenti che sono saliti di un modesto 10,6 per cento. Ci sono casi limite come quello della sede di Foggia nata nel ’99 che nel 2000 contava 27 professori ordinari saliti oggi a 97. Ma quello che colpisce è l’incremento in percentuale dei docenti, più 361,9 per cento; degli associati, più 67,2; contro un misero incremento degli studenti del 17,6.

Nel mirino del ministro Gelmini sono finiti pure i bilanci in dissesto. Al top ma in senso negativo quello di Siena dove la spesa per il personale corrisponde all’89,2 per cento del Fondo ordinario, tenendo conto che il tetto massimo è del 90 e che a questo si aggiunge un buco di 150 milioni di euro. Segue Firenze con una spesa del 92,1 del fondo per gli stipendi ed un buco 40 milioni.

Il decreto licenziato giovedì scorso dal consiglio dei ministri (trasmesso in serata al Quirinale, dovrebbe essere pubblicato oggi o al massimo domani in Gazzetta Ufficiale) contiene già alcuni correttivi.

Prima di tutto si riservano incentivi ai migliori, assegnando agli atenei virtuosi il 7 per cento del Fondo, circa 530 milioni di euro. Uno dei criteri per valutare la virtuosità dell’Ateneo sarà quello legato alla produzione della ricerca. Sempre nel decreto ci saranno 135 milioni di euro in più da assegnare subito a partire dal 2009 per gli studenti meritevoli attraverso le borse di studio. Negli anni scorsi molti studenti ritenuti idonei erano rimasti esclusi per mancanza di fondi. La Gelmini punta invece a coprire tutte le richieste. Per l’anno prossimo la somma a disposizione per il diritto allo studio sarà di 246,9 milioni.

Oggi il ministro incontrerà i sindacati del settore universitario che per venerdì prossimo, il 14, hanno proclamato uno sciopero. La Gelmini si dice «disponibile al dialogo» con chi vuole veramente riformare il sistema dell’istruzione ed assicura che dopo aver varato i provvedimenti più urgenti con i decreti «per la riforma completa la sede del confronto sarà sicuramente il Parlamento».