La carica delle 100 lucciole terrorizzate con le minacce

Una scuderia di cento «lucciole», quasi tutte romene, costrette a prostituirsi nelle strade della capitale e in altre città italiane da una banda di sfuttatori. Pedine o meglio «bagagli» come il loro aguzzino trentacinquenne, Nicu Florea Ciprian, meglio noto come «Gloaba», era solito chiamarle nelle telefonate con gli altri membri dell’organizzazione.
Organizzazione che, finalmente, è stata sgominata mercoledì notte, dagli agenti della squadra mobile di Roma, guidati da Vittorio Rizzi. Che hanno arrestato sei romeni e fermato altri tre loro connazionali, proprio in Romania. Un’indagine, atta a contrastare lo sfruttamento alla prostituzione, partita nel luglio dello scorso anno, quando i poliziotti avevano scoperto che il movente di una sparatoria avvenuta a ponte Mammolo era stata proprio una lite esplosa tra due bande di sfruttatori per una ragazza sottratta da una banda romena all’altra. Un vero e proprio regolamento di conti tra aguzzini stranieri per il controllo delle prostitute e dei tratti di strada in cui dovevano «lavorare».
Sono proprio le strade principali della capitale, le protagoniste di questo sfruttamento ai danni delle «ragazze»: dalla Salaria, a via Palmiro Tolgiatti, fino alla Cristoforo Colombo e all’Ardeatina, dove le lucciole venivano controllate dai loro aguzzini, nonché «invitate» a seguire le regole. Tra queste, in primis, la consegna di metà dei guadagni della serata che, per le ragazze dell’est Europa, potevano addirittura superare i 500 euro a serata. E il fiorente mercato dello sfruttamento alla prostituzione, si ampliava anche con i «canoni» un po’ più bassi che gli sfruttatori chiedevano alle lucciole di altre etnie, che per distinguersi dai «bagagli romeni», venivano chiamate «cornacchie» e dovevano versare, per poter lavorare nel tratto di strada controllato, circa 300 euro a settimana ai loro protettori. Insomma, un vero codice della strada messo a punto dagli aguzzini che minacciavano di morte, o sanzionavano con il pagamento di multe e il taglio di capelli, le ragazze più indisciplinate che provavano a ribellarsi. Sono cento le prostitute identificate dagli agenti che avevano eseguito già i primi nove arresti nel novembre del 2007 tra Roma, Ciampino e Latina. All’appello, ora, mancano solo altri due romeni, destinatari delle misure cautelari, richieste dai pubblici ministeri Paolo Auriemma e Delia Cardia, che per il momento sono ancora latitanti.
Soddisfatto per il successo dell’operazione, il capo della mobile Rizzi che ha dichiarato anche le ragioni della difficoltà delle indagini: «L’organizzazione sgominata è sembrata fin dall’inizio delle indagini ben più forte delle altre presenti nella Capitale - ha spiegato - in quanto era presente su tutti i luoghi del meretricio della capitale. E questa capillarizzazione ha dato subito l’idea della sua forza egemone».
E in merito al successo del blitz anti prostituzione, condotto in collaborazione con la polizia romena, si è espresso anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che, complimentandosi con il prefetto Antonio Manganelli, capo della polizia, ha detto: «Per combattere il racket della prostituzione e sgominare associazioni, è necessario la collaborazione con le Autorità romene. E proprio questa operazione è la conferma che tale collaborazione è la strada lungo la quale proseguire per combattere lo sfruttamento alla prostituzione. Una via in cui sei romeni, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione di giovani connazionali sono finiti in arresto».
In particolare, nel corso dell’operazione sulla Salaria mirato a contrastare la prostituzione, ma anche altre realtà come l’abusivismo e l’accattonaggio, sono stati emessi anche a diciotto sequestri amministrativi dei quali sei a carico di ignoti e tre di carattere penale.