La carica di Inzaghi: «Una notte da Milan»

«Loro ottimisti, ma non è finita. È la mia prima volta contro un team spagnolo. E il Barça gioca il più bel calcio d’Europa»

Franco Ordine

Caro Filippo Inzaghi, ci dia notizie sulla sua salute: come sta?
«Bene. Sono riuscito a smaltire gli effetti perversi della tonsillite e ad allenarmi in modo costante e produttivo, negli ultimi giorni. Sono gli altri, i reduci dalla battaglia di Messina, che preoccupano adesso».
A proposito, come stanno Nesta, Kakà e Sheva?
«Chiedete ai medici, io ho incrociato solo Riccardino, spero recuperi con tutti gli altri ma non dispongo di un bollettino medico aggiornato. Ho pensato ai miei acciacchi in queste ore».
Che precedenti personali ha con il Barcellona?
«Nessuno. Pensi, mai giocato né al Camp Nou né in Italia contro questa squadra che ho incrociato alla festa per Albertini, a Milano. Unico precedente a disposizione contro un avversario spagnolo è quello con il Deportivo, a La Coruña, famoso per i miei 4 gol. Zero anche con la Spagna, in nazionale. È la mia prima volta, in assoluto».
Quanto ha patito per l’assenza all’andata?
«La sera in cui dovevo esserci, a San Siro, e per la quale uno vive tutta una vita, a causa di una banale tonsillite sono rimasto fuori. Incredibile. Chissà, forse è il segno del destino».
A proposito di destino: il Barcellona s’è risparmiato domenica notte la sfida di Siviglia, mentre il Milan è tornato a pezzi da Messina. Come si dice in questi casi?
«Volere... superiore».
A proposito del suo malanno, qualcuno ha commentato: perché Inzaghi non ha tolto le tonsille?
«Perché è da pazzi farlo in un soggetto come me che ha avuto un episodio simile quattro anni prima».
Cosa ha risposto invece a coloro che sostenevano che con Inzaghi in campo, all’andata, non sarebbe finita 0 a 1 per il Barcellona...?
«Ho ringraziato per la fiducia a scatola chiusa. Ma ho difeso i miei compagni, hanno fatto un eccellente lavoro. La verità è una sola: Gilardino, Sheva e Ambrosini non hanno avuto fortuna in nessuna delle occasioni».
Ha letto l’intervista di Deco? Vorrebbe portare Inzaghi al mondiale col suo Portogallo se Lippi non ha bisogno...
«Sì, carina. E lo ringrazio pubblicamente per l’invito. Anche Marquez e compagnia hanno usato parole gentili nei miei confronti, sono molto lusingato dall’accoglienza. La verità è che si tratta di un grande onore giocarsi la finale di coppa Campioni in una notte, in quello stadio, e al cospetto di una squadra che gioca di sicuro il calcio più spettacolare in Europa».
Anche il premier di Spagna, Zapatero, si è esposto con un pronostico che ha scandalizzato tutta Madrid: la Champions sarà vinta da una squadra spagnola...
«Dopo l’1 a 0 dell’andata è inevitabile che cavalchino l’ottimismo. Non so se avranno il premier al loro fianco, so che arriverà forse il presidente Berlusconi a darci la carica al Camp Nou. E non sarà male lasciarsi contagiare dalle sue parole».
Galliani invece sostiene che il Milan è un monolite...
«In effetti la nostra è una squadra scolpita nella roccia, vedo nelle facce dei miei compagni di lavoro una gran bella tensione. Di quella giusta che serve per serate così, uniche, irripetibili».
Dica la verità, Inzaghi: ma il Milan come può farcela se ha vinto così poco fuori casa quest’anno?
«Lo so, c’è bisogno di una serata speciale, di un Milan quasi perfetto per riuscire a capovolgere il risultato dell’andata e conquistare la finale di Parigi».
Ci dia un punto di riferimento...
«Su due piedi mi viene in mente la partita di Monaco di Baviera, contro il Bayern, il 2 a 1 che segnò un passaggio decisivo verso la finale di Manchester».
Su come ingabbiare Ronaldinho è in atto un dibattito: marcatura a uomo o a zona?
«Chi pensa di frenare Ronaldinho sacrificando un solo uomo, perde tempo. Stam, tra l’altro, all’andata, ha fatto benissimo il suo mestiere».