In carica da poche settimane ha guidato il sindacato Snami

Era a capo del sindacato Snami che ha lottato contro la riforma sanitaria della Regione Lombardia. Ora è stato eletto presidente dell’Ordine dei medici di Milano e, con l’inizio dell’anno nuovo, ha appena preso il posto di Ugo Garbarini. E così, in una veste nuova, Roberto Rossi (nella foto) proseguirà la battaglia contro il Pirellone e contro il nuovo metodo di assistenza ai malati sub acuti. «Questo sì - dice lui - ma non lo farà più con il piglio del sindacalista, ora ho cambiato cappello. Il mio è un no deontologico».
Rossi si oppone ai costi standard studiati dall’assessore alla Sanità Luciano Bresciani e fissati per ogni patologia. E contesta le cure all’esterno degli ospedali per i malati cronici. Cure che faranno risparmiare parecchi soldi ma che, secondo il neo presidente dei camici bianchi, «rischiano di portare a livelli più bassi la qualità della sanità lombarda».
Lo scenario per la Regione sarebbe stato ben diverso se a vincere le elezioni non fosse stata la lista di «Riscatto medico» ma quella di «Arte medica», tra i cui candidati c’era Luca Giuseppe Merlino, vice del direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina. In quel caso la linea tra Ordine e Regione sarebbe stata più simile. Ma tant’è.
La battaglia dei medici prosegue e forse si inasprirà, dando filo da torcere al Pirellone. «Non importa - ribadisce l’assessore Luciano Bresciani - Noi proseguiamo per la nostra strada, chi c’è, c’è».
Ebbene, se l’Ordine di Milano aveva già risposto in modo gelido alla riforma (con solo 50 medici accreditati per 13mila malati cronici), di sicuro non mobiliterà le ciurme ora. Mettendo a rischio, o almeno rallentando, l’effettivo decollo dei nuovi metodi. Se non ci sono i medici, nulla si può fare. Ma Bresciani è fiducioso e le truppe arruolate finora sono sufficienti per cominciare la sperimentazione. In proporzione, la riforma ha avuto più successo nelle altre province rispetto a Milano: 40 i medici accreditati a Lecco, 80 quelli dell’Ordine di Como che si sono messi in gioco con la sperimentazione. A Milano e dintorni invece il flop è destinato a replicarsi, almeno per un po’. «Il nostro timore - ha più volte spiegato Rossi - è che per rientrare nelle spese si arrivi a somministrare farmaci meno costosi rinunciando alla qualità». Come presidente dell’Ordine, c’è da giurarci, il suo spirito da sindacalista si farà sentire ancora. «Voglio precisare - spiega Rossi - che il rapporto con la Regione sarà di collaborazione. Certamente ci siamo sempre caratterizzati per dire ciò che pensiamo, ma sempre in un’ottica costruttiva». Tra le priorità del neo presidente c’è «la necessità di promuovere una maggior tutela del medico da un punto di vista legale». E si cercherà di risolvere il problema dell’emergenza dei medici pagati 7 euro lordi all’ora: «Vogliamo creare una classe di medici che non accetti più di lavorare a certe condizioni». Infatti, anche per questo motivo, la squadra che affiancherà Rossi nel suo mandato è composta principalmente da giovani: il consigliere più anziano ha 67 anni, il più giovane trenta.