La carica di Rossi: «Vogliamo volare sempre più in alto»

Ricordi con la memoria che si ferma al marzo del 1987 quando Umberto Lenzini abdicò dalla vita terrena. Oggi il lutto al braccio dei tesserati di Claudio Lotito permetterà di richiamare alla mente il presidentissimo, 14 anni sul ponte di comando, artefice di uno scudetto storico e interprete di un calcio in bianco e nero del quale siamo rimasti tutti orfani. Durerà un amen quella reminiscenza, il tempo di un applauso. Poi il calcio d’inizio di Lazio-Sampdoria riporterà i nostalgici al presente dove l’obbligo è quello di non sognare a occhi aperti, pena veder svanire l’aristocrazia calcistica del vecchio continente, negata - guarda caso - ai figliocci del compianto Lenzini per fatti extrasportivi.
Ancora fermo Peruzzi, Delio Rossi si affiderà ancora a Ballotta, mantenendo integro lo scheletro della difesa meno battuta del torneo (18 gol), con Behrami e Zauri sulle corsie esterne e i centrali Cribari e Siviglia, mentre Ledesma stazionerà sul vertice basso del rombo di centrocampo, Mutarelli e Mudingavy agiranno da stantuffi laterali e Jimenez si attiverà per innescare Pandev e Rocchi, che l’allenatore di Rimini cambierebbe «solo con Messi». Secondo il signor Rossi quello con i doriani «è un altro spareggio, come del resto lo saranno tutte le gare da qui alla fine del campionato». Sì, il trainer non spiega che tipo di «bella» sarà («per andare sempre più in alto, ormai mancano poche partite e non c’è nessuna prova d’appello»), ma in cuor suo spera di entrare in Champions League eliminando un turno preliminare, concorrendo cioè per la terza piazza finale e non per la quarta posizione attualmente occupata. Per questo si affiderà alle giocate del cileno: «C’è la possibilità che giochi». Poi, sull’organico a disposizione, ha sussurrato: «Noi se siamo sotto ritmo non andiamo da nessuna parte, dobbiamo dare sempre il massimo per ottenere a volte anche il minimo». Inevitabili i riferimenti alla gara d’andata: «Rispetto a quella sfida siamo cresciuti». Quelli di Formello, insomma, credono nel raggiungimento dell’obiettivo finale anche se l’ex Fabio Bazzani, in forma e sui cui grava il peso dell’attacco blucerchiato dopo lo stop imposto a Flachi, potrebbe impensierire più di quanto avvenuto nelle due ultime gare il bunker difensivo biancoceleste. Cui potrebbe essere inserito in corso d'opera Belleri, che in settimana è stato fin troppo esplicito: «La Lazio non deve aver paura che di se stessa. Sul campo possiamo competere con chiunque e lo abbiamo sempre dimostrato».