Carignano, mercato del sesso sotto le finestre

Nella zona «lavorano» baby schiavi ma i rapporti omosessuali non sembrano essere un problema

(...) sempre e comunque una vittima, mentre un suo coetaneo è sempre e comunque libero, moderno, emancipato. Politicamente corretto.
Carignano non ce la fa più. Anche perché nessuno vede la questione dal punto di vista di chi abita in palazzi che un tempo avevano un grande valore e certo ora rischiano un deprezzamento, non potendo più considerarsi un quartiere-bene, quello dove ogni notte lungo le strade, sui marciapiedi, nei portoni, va in scena il mercato del sesso. Di qualsiasi sesso. Il comitato spontaneo «Mura delle Cappuccine», si ribella ai luoghi comuni. «Non stiamo neppure più parlando di guardoni e scambisti, questo avveniva circa 20 anni fa, mentre da circa 15 anni la zona è quasi esclusivamente oggetto di prostituzione omosessuale - spiega Daniele M., del comitato -. Tale prostituzione, inzialmente formata da pochi «locali», è andata via via modificandosi, tanto che adesso è quasi esclusivamente composta da numerosi extracomunitari irregolari, talvolta minorenni». Ormai i prostituti comandano nelle strade di Carignano. In tutte le strade, non più solo in alcune zone. Di più. Arrivano a fermare le auto in mezzo alla carreggiata per offrire le loro prestazioni.
La questione non è mai stata accettata. Non si può parlare di una realtà ormai incancrenita e da considerare quasi fisiologica. I residenti hanno sempre cercato di fare sentire la loro voce. I comitati hanno raccolto valanghe di firme, presentato diversi esposti alle autorità. Niente da fare. O meglio, qualcosa si è mosso quest’estate. Proprio dopo il cambio di «guida» del consiglio, tornato al centrodestra. Lo conferma lo stesso rappresentante del comitato Mura delle Cappuccine. Roberta Bergamaschi, neo assessore del Municipio Centro Est, si è data da fare. E qualche risultato concreto è arrivato. «Quest’estate - prosegue Daniele M. - con la collaborazione del Municipio, siamo riusciti a far portare via due veicoli adibiti a dormitorio da alcuni romeni, e usati dopo il lavoro di prostituzione notturno». E alla fine di luglio gli stessi cittadini hanno concordato con il Municipio «un nuovo esposto presentato al prefetto e al questore».
Le istituzioni sanno. Non potrebbe essere altrimenti. Ma stavolta l’ente locale più vicino ai cittadini ha fatto sentire la sua voce. E infatti il presidente Aldo Siri e la stessa Roberta Bergamaschi quell’esposto lo hanno presentato. Sottolineando tra l’altro come Carignano sia diventata una zona di fama mondiale grazie a Internet, dove viene indicata come «Babilonia». Un luogo simbolo per il ritrovo di omosessuali, guardon, scambisti. «Tutte le sere e le notti - si legge inoltre nell’esposto - i residenti devono assistere a spettacoli vergognosi e indegni di una città civile, con accoppiamenti omosessuali in auto e non solo, e pubbliche masturbazioni e quant’altro». Fosse finita. Dopo aver ricordato il problema dei baby prostituti, i rappresentanti del Muncipio fanno presente che «dalle prime ore della notte sino quasi all’alba vi sono continui schiamazzi e andirivieni di auto con sgommate e probabili gare». La prepotenza dei nuovi «conquistatori» di Carignano nell’esposto fa da contraltare alla resa progressiva, inesorabile dei cittadini costretti ad assistere passivamente dalle loro finestre al degrado. Eppure «hanno ripetutamente sollecitato l’intervento delle forze dell’ordine, purtroppo senza alcun esito - scrivono ancora Siri e la Bergamaschi -. Per questo chiediamo a prefetto e questore un incontro al fine di esaminare congiuntamente le iniziative atte a porre fine allo stato di diffusa illegalità e di grave disagio lamentate dai residenti». Perché qualcosa c’è da fare. Oltre a preoccuparsi del fenonemo dal punto di vista del costume e dell’aspetto sociale, o al massimo, di quello dell’assistenza alle baby prostitute. Rigorosamente al femminile e al di sotto dei 18 anni. Perché tutto il resto è «emozione», è «libertà sessuale». È politicamente corretto e dei cittadini chissenefrega.