Carissima verginità da un milione di dollari

«Nemmeno ce l’avesse d’oro» diceva mia madre quando qualche amica sognava per la figlia ancora nubile e ancora illibata un matrimonio da Mille e una notte.... «Nemmeno ce l’avesse d’oro» mi sono detto leggendo che negli Stati Uniti una ragazza ha messo in vendita la sua verginità per un milione di dollari...
Stando alle statistiche in materia, oggi le ragazzine la danno via che sono fra le medie e il liceo: trovare un’americana di ventidue anni con ancora intatta la sua «gemma», come dicevano i poeti, magari è una notizia, una primizia e a suo modo un investimento. La verginella in questione si è fatta intervistare dal quotidiano californiano Daily News, dopo che dai microfoni di un programma radio molto popolare per la sua licenziosità si era messa in vendita al miglior offerente. Al giornale ha dato il suo nome d’arte, Natalie Dylan, e la cosa fa un po’ sorridere, visto che l’intervista è con tanto di fotografia e non si capisce bene il perché dell’anonimato. Una volta punzonata non è che le portano via il cognome dalla carrozzeria...
Stando alla Stampa, che ha ripreso la notizia, la ragazza avrebbe motivato la sua richiesta in termini di economia politica. «Viviamo in un’economia capitalista e dunque perché non devo capitalizzare sulla mia verginità?». È un’interpretazione come un’altra e non staremo qui a sottilizzare. Maggiore perplessità desta la scelta del luogo dove consumare la «prima notte». Natalie ha infatti indicato «un noto bordello del Nevada che si chiama Moonlite Bunny Ranch». Il motivo è che ci lavora «a tempo pieno» sua sorella, non si sa se maggiore o minore, ancora vergine o già collaudata.
Viste le frequentazioni e le scelte professionali dell’altro elemento sororale della famiglia, sulla verginità della ragazza nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco e anche per questo il suo, come dire, manager, ha fatto sapere che «Natalie è pronta a sottoporsi alla macchina della verità e a un esame ginecologico». La «capitalizzazione della fi...» di Natalie (lo so, l’espressione non è elegante, ma non saprei come altro definirla) ha comunque una finalità culturale: pagarsi l’università, ottenere un Master in «terapia della famiglia». Il suo sogno è salvare i matrimoni. Chi ben comincia, lo sappiamo, è alla metà dell’opera e bene ha fatto la mamma, «di vedute conservatrici» ci vien fatto sapere, a dare il suo assenso. Mancano notizie sul padre. Forse è al Moonlite Bunny Ranch con l’altra bambina.