La Caritas offre un tetto ai padri separati

Sono cinquantamila solo a Milano. D’estate dormono in macchina e d’inverno nei dormitori o nelle strutture di accoglienza sparse per la città. Di giorno vanno al lavoro. Hanno l’etichetta di «nuovi poveri», ma loro si sentono semplicemente degli uomini che hanno perso famiglia e casa. A volte i figli. Uomini di ogni età, impiegati, operai, dipendenti, appartanenti al cosiddetto ceto medio, che con la separazione non riescono più ad andare avanti, nonostante abbiano un lavoro. Un fenomeno, nato circa dieci anni fa, che si sta diffondendo come un virus. In loro soccorso si è mossa la Caritas ambrosiana, che ha inaugurato ieri Aus, la casa dei saparati.
Il progetto, realizzato grazie al contributo di Ubi Banca e della parrocchia di San Luca, che ha messo a disposizione l’appartamento di 110 metri quadri in via Jommelli 10, zona Città Studi. La casa, composta da una grande cucina, due stanze da letto, bagno e salotto, oltre a uno studio per gli educatori, ospiterà temporaneamente (da sei mesi a un anno) cinque persone. Ma il progetto non si esaurisce semplicemente nell’offrire un tetto, ma anche un supporto psicologico e un aiuto concreto. Gli operatori, che saranno presenti nella casa dalle 18 alle 22 tutti i giorni, aiuteranno gli ospiti a superare il trauma che hanno subito, a recuperare la stabilità psicologica e la forza per andare avanti, oltre a fornire un sostegno concreto nel trovare un nuovo alloggio. Gli «Avvocati senza niente» si sono messi a disposizione per offrire, se qualcuno lo richiedesse, una consulenza legale gratuita.
La casa è stata studiata per permettere agli ospiti di condividere gli spazi - nel regolamento si invitano gli ospiti a cenare insieme - confrontarsi, farsi compagnia e ricevere i figli. Chi vi accede? Persone segnalati dai dormitori e nelle strutture di accoglienza, che hanno perso la famiglia ma hanno un lavoro, che permetta loro di pagare 200 euro al mese, e che abbiano superato il colloquio (per informazioni 0258391582).
«Un’iniziativa - commenta Roberto Davanzo, direttore della Caritas - che vuole fare da apripista in questo campo. Abbiamo intercettato un nuovo bisogno della città, che noi non possiamo risolvere. Ma se il progetto funzionerà potremo mettere il nostro «know how» al servizio dell’amministrazione». «Si tratta di un bisogno sempre più emergente - spiega l’assessore alla famiglia Mariolina Moioli- per questo stiamo lavorando con l’associazione dei padri separati». Presto 6 appartamenti di via Appennini verranno assegnati alle associazioni, che li consegneranno ai padri separati.
Una vita distrutta, la solitudine, la mancanza di una rete famigliare, il senso di fallimento e di frustrazione, la rabbia e il dolore per la lontananza dei figli, il crinale del degrado in agguato: a volte il conforto della fede può aiutare a risollevarsi. Chi lo desiderasse potrà avere un supporto spirituale., che sraà curato dalla pastrorale dei separati dlel’Uffiico famiglia dlela diocesi.