Caritas: "Più sbarchi dopo l'intesa con Tripoli"

Lunedì notte l’arrivo di 50 immigrati a Linosa. La Caritas denuncia: "C’è un flusso
costante e una pressione migratoria in aumento nonostante gli accordi
presi con la Libia". Ma il Viminale smentisce: "In un anno sbarchi calati dell'88%"

Milano - "C’è un flusso costante e una pressione migratoria che rimane sostanzialmente immutata se non aumentata al di là e a dispetto di tutti gli accordi presi tra Italia e Libia". A denunciarlo è Oliviero Forti, responsabile nazionale della Caritas, commentando la riprese degli sbarchi di immigrati nel sud Italia e anche in Sicilia, da ultimo con l’arrivo di 50 immigrati a Linosa la scorsa notte. Ma il Viminale smentisce: "Nell'ultimo anno gli sbarchi sono diminuiti dell'885".

Continuano gli sbarchi di immigrati "Un paese come la Libia - prosegue Forti - oggi deve assolvere al ruolo di sentinella dell’Europa, ci si chiede fino a quando questo potrà accadere perchè sappiamo tutti che la Libia ha un ritorno economico rispetto al ruolo che ricopre". "Nel momento in cui non si riesce più a sostenere questa dinamica - prosegue il responsabile della Caritas - assistiamo alla ripresa degli sbarchi, non nella stessa quantità del passato ma comunque un numero di sbarchi che sommati fanno centinaia di persone e alle quali comunque bisogna dare delle risposte". "L’immigrazione non è tema che possa essere sempre trattato in modo strumentale dalle forse politica, questo significa non voler affrontare sul serio la questione", ha continuato Forti denunciando il fatto che "l’immigrazione abbia sempre fatto parte dell’agenda politica non in positivo ma come elemento di strumentalizzazione, ci ha sempre fortemente preoccupato e angosciato perché sappiamo che trattata così vuol dire non voler trovare delle soluzioni reali a un problema che sta diventando di proporzioni sempre più rilevanti sia in negativo che in positivo". "Si tratta - ha aggiunto - di un fenomeno sociale di larghe dimensioni che se viene ridotto a semplice scontro politico porta alle polemiche che conosciamo. Speriamo che questa non sia l’ennesima occasione persa per ragionare in maniera sana, realista e lungimirante su un tema che ha bisogno di questi tre elementi".

Le accuse al governo "Ci chiediamo allora - ha spiegato Forti - come possano avvenire questi sbarchi se teoricamente è in vigore un pattugliamento così serrato come è stato annunciato e che in alcuni casi sembra non funzionare. Gli arrivi di questa notte a Linosa dimostrano che i pattugliamenti non funzionano poi così bene. Ci rendiamo conto che c’è bisogno di una politica che guardi oltre questi provvedimenti e che cerchi di dare delle risposte alle migliaia di persone che cercano di sbarcare sulle nostre coste". In merito alla politica del governo sull’immigrazione, la Caritas ha confermato le sue critiche per i "deprecabili respingimenti in mare a nostro avviso in contrasto con la libertà personale". "Ma al di là dell’efficacia diretta - ha spiegato ancora Forti - quello che noi temevamo è che nei fatti questa politica non avrebbe risolto il problema alla radici ma lo avrebbe solo spostato più a sud. Il caso dei 200 eritrei detenuti in Libia ci danno la misura di come forse l’Italia ha supportato un carico minore di immigrati, e tuttavia dato che a noi come Caritas stanno a cuore le persone e le vite umane, del destino di queste persone non si è risolto nulla. Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è proprio questo: quanti arrivano da noi hanno almeno qualche possibilità di sopravivenza decente, altrove questa possibilità viene meno. D’altro canto questi stessi migranti intervistati in Libia hanno ribadito, proprio per tali ragioni, di voler rimettere piede in Europa".

L'80% arriva via terra Il grosso degli immigrati, circa l’80%, continua ad arrivare nel nostro Paese via terra nonostante l’attenzione sia sempre rivolta agli sbarchi via mare, per altro le rotte nel Mediterraneo sono in continua mutazione. "Quello che noi sappiamo delle nuove rotte è lo spostamento verso est - ha affermato il dirigente Caritas - facendo riferimento alle coste del nord Africa, la cosa significa soprattutto battere la via turca, che poi passa attraverso la Grecia e quindi arriva Puglia. Ma ciò non toglie - ha aggiunto - che rimane assai elevato il numero di persone che segue una via interamente terrestre. Su questo fronte non ci sono stati grossi investimenti per il contrasto all’immigrazione clandestina o comunque non sono stati così enfatizzati come il contrasto via mare. Eppure nel 2008, quando ci furono migliaia di sbarchi nel sud Italia, quel flusso non rappresentava che il 20% del totale di quanti arrivavano nel nostro Paese, perchè l’80% arrivano via terra e questo flusso continua". "L’Italia - ha osservato Forti - nonostante il pacchetto sicurezza e gli accordi con la Libia ha visto aumentare il numero di cittadini irregolari. Lo scenario quindi non è così tranquillizzante come potrebbe apparire".

Viminale: "Sbarchi diminuiti" Il Viminale ha precisato che dal 1 agosto 2009 al 31 luglio scorso sulle coste italiane sono sbarcati 3.499 immigrati clandestini, contro i 29.076 del periodo 1 agosto 2008-31 luglio 2009, con una diminuzione dell’88%. In particolare, sottolinea il Viminale, per Lampedusa, Linosa e Lampione il calo degli sbarchi, nello stesso intervallo di tempo, è stato del 98%: i clandestini arrivati in queste località dal 1 agosto 2009 al 31 luglio 2010 sono stati appena 403, contro i 20.655 del periodo 1 agosto 2008-31 luglio 2009.