La Caritas: a Roma meno romani e sempre più romeni

Arriva l’annuale rapporto della Caritas sull’immigrazione, e i dati su Roma e sul Lazio al 31 dicembre dell’anno scorso certificano, tra l’altro, il boom della comunità romena nella capitale. A Roma, in realtà, è ancora in crescita la percentuale di immigrati, passati dal 9,5 per cento degli abitanti a quasi l’11 per cento (10,8). Un dato in assoluto superiore a quello regionale, che vede gli stranieri passare dal 7,9 per cento della popolazione al 9,1 per cento, anche se «il peso» della capitale è in calo rispetto alle altre provincie valutando l’incremento rispetto all’anno passato. Roma segna infatti un più 13,7 per cento, contro una media regionale del 15,1. Così se tra le province la capitale con il suo 10,8 per cento è ancora saldamente in testa quanto a incidenza assoluta dell’immigrazione sulla popolazione rispetto a Viterbo (6,1 per cento), Rieti (4,9 per cento), Latina (4,6 per cento) e Frosinone (3,7 per cento), i trend di crescita nel confronto con il dossier dell’anno scorso segnano cifre più vistose negli altri capoluoghi (dal 23,3 per cento di Frosinone al 31,4 di Latina).
Tornando a Roma, come si diceva la comunità più numerosa è quella romena (che primeggia in tutte le province tranne che a Frosinone), con 31.918 immigrati «ufficiali». Ancora sul podio le Filippine, che nella capitale hanno una «città distaccata» con 29.674 abitanti. Terza piazza per i polacchi: all’ombra del Cupolone ne vivono 12.685. Sopra quota diecimila anche il Perù (10.747) e il Bangladesh (10.625), a seguire Egitto (9.425), Cina (9.051), Sri Lanka (6.528), Ucraina (6.207) ed Ecuador (6.190).
La capitale resta però la città di riferimento per gli stranieri che lavorano. L’84 per cento degli immigrati occupati del Lazio sono a Roma (e 4 su 10 sono donne), e pesano per il 10 per cento sul totale della forza lavoro nella città Eterna. In gran parte sono impiegati nei servizi (74,3 per cento), mentre il 21,2 per cento lavora nel comparto industriale, soprattutto nell’edilizia. Già 11.700 gli stranieri che hanno avviato un’impresa in proprio, e 4mila i «soci».
Ma tra gli immigrati sono ancora relativamente pochi i bambini: solo 60.700 i minori stranieri presenti nella nostra regione (il 12,1 per cento della popolazione non italiana, contro un dato nazionale pari al 18,4 per cento), e solo 5.400 di questi sono nati nel corso del 2006 da cittadini immigrati, per un tasso di natalità che si attesta all’1,1 per cento. Questo perché molti stranieri vivono qui senza la propria famiglia.
Sui banchi di scuola, però, la presenza straniera si fa sentire. Gli alunni non italiani nelle scuole della Capitale nel 2006-2007 sono stati 25.868 (49.078 in tutto il Lazio), pari al 6,6 per cento degli iscritti, una media superiore di un punto a quella nazionale. Più alta la percentuale nella scuola primaria (7,4 per cento) e nella secondaria (7,5) rispetto a quella di II grado, dove il dato si assesta al 6 per cento, comunque quasi doppio rispetto alla media italiana. Anche in classe si conferma la crescita della comunità romena nella regione: nelle scuole del Lazio studia un quarto di tutti gli scolari romeni presenti in Italia.