Carla Bruni: "Per l’ex brigatista Petrella ci vogliono cure, non il carcere"

In un’intervista al quotidiano "Libération" Carla Bruni. moglie del presidente francese Sakkozy, solleva il caso della militante Br residente in Francia e per cui è già stata decisa l’estradizione

da Parigi

È caustico il disegnatore Jean Plantu nel commentare, con i tratti della sua matita, l'intervista di Carla Bruni al quotidiano di sinistra Libération, che ieri ha consacrato le sue prime cinque pagine alla moglie del presidente Nicolas Sarkozy. Sulla copertina di Le Monde, con la data di oggi 22 giugno - il disegno di Plantu ritrae Carla con in mano una chitarra a forma di Sarkozy. Di fronte a lei, l'anziana ex first-lady Bernadette Chirac dice una frase traducibile in: «Certo non è a me che Libération avrebbe consacrato cinque pagine!». Una vignetta al vetriolo, che sottintende una grande abilità di Carla: investire il proprio charme a vantaggio di Sarkozy, l'uomo da lei sposato il 3 febbraio.
La Bruni sa sedurre anche la metà del Paese che non ha votato per il marito. Lo fa dicendosi essa stessa «di sinistra». Al tempo stesso dà una dimostrazione di straordinaria efficacia comunicativa, visto che attenua quel concetto con un riferimento «epidermico». Il risultato è una frase che sembra studiata ad hoc da un think-tank di comunicatori: «I miei riflessi epidermici sono di sinistra», dice la Bruni al direttore di Libération, Laurent Joffrin, ossia allo stesso giornalista che fu violentemente attaccato da Sarkozy in occasione della conferenza stampa dello scorso 8 gennaio all'Eliseo.
L'ex top model è abile e assai astuta nel dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Ieri la famiglia dell'ex terrorista delle Brigate rosse Marina Petrella, condannata all'ergastolo in Italia e attualmente in carcere in Francia in attesa dell'estradizione, ha reagito favorevolmente a una frase «umanitaria» di Carla Bruni, che ha dichiarato a Libération: «Mi dicono che questa donna sia malata. Dunque deve essere curata come ogni persona umana e per questo la prigione non è il luogo ideale». Che ogni persona umana, detenuti compresi, abbia diritto a essere curata è un'affermazione di principio che nessuno contesta. Non è però una critica all'estradizione, decisa dalle competenti autorità francesi su richiesta di quelle italiane (gli avvocati dell'interessata cercano di guadagnare tempo approfittando di tutte le opportunità di ricordo a loro disposizione). Carla Bruni è molto abile nel cogliere in contropiede gli intervistatori di Libération e dichiarare: «Il diritto d'asilo dei rifugiati deve essere rispettato. Ma i terroristi possono essere considerati come rifugiati?». Questa argomentazione di Carla Bruni ha l'aria di un colpo duro per tutti coloro che speravano di poter arruolare la first-lady francese tra i difensori della causa dell'ex militante delle Br, Marina Petrella.
Malgrado la polemica risposta di Le Monde - con l'ironia sul fatto che Libération dà la parola a una first-lady solo quand'è giovane e bella - la stampa francese d'ogni tendenza politica continua a essere sedotta dallo charme dell'ex top model italiana, giunta in Francia negli anni Settanta con la sua famiglia proprio per sfuggire all'ondata di violenze scatenata dalle Br e dagli altri gruppi terroristici di estrema sinistra. Adesso i francesi attendono come un sol uomo l'uscita del nuovo album di Carla in versione cantante. Mancano solo pochi giorni e poi i giornali torneranno a riempirsi di pagine consacrate a lei. SuperCarla non perde un colpo.