Carlo in bolletta si fa prestare soldi dalla scorta

RIVELAZIONI L’erede al trono, a corto di contanti, chiede 3mila euro agli agenti di Scotland Yard

I giovani inglesi cambiano abitudini, dicono addio alla vita indipendente e diventano improvvisamente mammoni a causa della crisi, ha svelato ieri l’Ufficio nazionale di statistica britannico. Ma c’è chi mammone rischia di rimanere per sempre. È il caso di Sua altezza reale il principe di Galles: un privilegiato che può permettersi il lusso di andare in giro senza il becco di una sterlina ma di non passare per uno squattrinato qualsiasi. Pronti a esaudire ogni suo desiderio economico e ad aprire il portafogli per evitargli spiacevoli figuracce non ci sono però i dipendenti della Casa reale ma gli agenti di Scotland Yard in persona. Il principe Carlo ha bisogno di contanti? Loro mettono mano al portafogli e tappano il buco. Con calma, sarà poi Clarence House a restituire il debito. Suona come una barzelletta? È quello che è successo nel novembre 2007 e che l’Independent è riuscito a svelare ieri sollevando un gran polverone a Londra e dintorni. La Casa reale ha restituito il 4 dicembre di quell’anno ben 2.744,34 sterline (circa 3mila euro) alla Metropolitan Police (Met), la forza di polizia che opera nella capitale inglese, come quota risarcimento per il prestito che un mese prima Carlo aveva chiesto e ottenuto dagli agenti di scorta per alcune spese di viaggio. L’assegno è stato incassato qualche giorno dopo da Scotland Yard.
Sembra impossibile che l’erede al trono, i cui guadagni annuali - ultimi dati alla mano - superano i 18 milioni di sterline (oltre venti milioni di euro) abbia bisogno di una mano dalla scorta e invece si è scoperto che non solo è così, ma che si tratta di una prassi da anni consolidata e adottata persino dalla defunta principessa Diana. Come mamma Elisabetta, alias Sua maestà la regina, non porta mai con sé contanti o carte di credito, così fa anche il figlio Carlo. Le prove? Nelle dichiarazioni degli agenti stessi, che ammettono: è prassi con i Vip che scortiamo. «Non c’è nulla di male - dice candidamente Ken Wharfe, ex guardia del corpo di Diana. È una pratica comune. Se un agente si trova di fronte a una situazione in cui c’è bisogno di contanti per pagare biglietti del treno o un pasto, lo fa e poi sarà rimborsato». Ma la tranquillità con cui Ken racconta i retroscena di agenti di polizia che si trasformano in banche ambulanti non è servita a placare la polemica.
«È una pratica inaccettabile», tuona uno dei membri della Mpa, l’agenzia incaricata di supervisionare l’operato della Met. Ed è un’indiscrezione che ha colto di sorpresa anche molti deputati inglesi. «Perché la Casa reale non pensa a un ufficio pagamenti se sa che non è irrituale che avvengano episodi di questo genere?», chiedeva ieri il verde Jenny Jones.
Intanto Carlo si chiude in un «no comment». Travolto da critiche quotidiane per le sue continue interferenze nel mondo dell’architettura - di cui è spesso il fustigatore, salvo poi segnalare i nomi degli architetti a lui più graditi per i grandi progetti in corso nella capitale - ossessionato dall’ecologismo - è di un anno fa la dichiarazione catastrofica: abbiamo solo 96 mesi per salvare la terra - l’erede al trono d’Inghilterra non si è voluto pronunciare sull’argomento. Ma non mancherà di far crescere l’insofferenza dei sudditi di Sua maestà, che ogni anno corrispondono al principe contributi pubblici di oltre 3 milioni di sterline, saliti nel 2008 del 23,5% rispetto all’anno precedente. In compenso il principe ha rinunciato qualche settimana fa ai regali di rappresentanza offerti in occasione del suo viaggio a Ottawa dal primo ministro canadese Stephen Harper. Meglio devolvere il denaro in beneficenza, ha fatto sapere. Noblesse oblige.