Carlo Castagna: «Per me conta solo il loro pentimento»

Pubblichiamo alcuni stralci del libro Il perdono di Erba (Ancora) - da oggi in libreria - scritto da Lucia Bellaspiga, giornalista di Avvenire, assieme a Carlo Castagna. L’uomo nella strage dell’11 novembre 2006 ha perso la moglie, Paola Galli, la figlia, Raffaella, e il nipotino, il piccolo Youssef.

«Grazie a Paola ho la serenità di pregare perché i colpevoli recuperino quella “sapienza del cuore” che con mia moglie invocavamo ogni giorno. Intendo dire che, se davvero tra quindici anni mi trovassi faccia a faccia al supermercato con Olindo e Rosa già liberi, ma sapessi per certo che si sono ravveduti, allora dovrei solo rendere grazie al Padreterno… ».
Olindo, Rosa e la sapienza del cuore. Nella sua casa di Erba, Carlo continua a spiegare le ragioni di quanto nei mesi i media hanno riportato, spesso superficialmente, senza motivare le sue parole. Come il giorno in cui i giudici hanno condannato al carcere a vita i due imputati, e i giornali gli hanno attribuito affermazioni inverosimili del tipo «non voglio l’ergastolo per loro». «Non sono un marziano», sottolinea oggi, «e continuo a dire che la giustizia degli uomini deve essere applicata, ma parlo anche di un’altra Giustizia, che ha tempi e logiche diverse. Il ravvedimento vero di quei due e la loro pace interiore sarebbero la meta più elevata di un cammino spirituale che ci riguarda tutti. Quel giorno intendevo dire che non mi interessano tanto gli anni di pena, ciò che mi interessa è che si pentano. Poi possono anche uscire».
(...) Per Carlo è questione di fede e umanità. (...) La storia degli uomini è costellata di grandi conversioni (anche nella vita dei santi) e Castagna che lo sa non dispera: «Tante volte proprio chi ha toccato il fondo attraverso la redenzione poi tocca l’apice, arriva a una fede che gli altri, quelli che non hanno mai fatto nulla di male ma neanche di bene, non conoscono».
Mentre pranziamo, squilla il telefonino. È un amico che riferisce l’ultima notizia sentita al telegiornale: il giudice di sorveglianza di Reggio Emilia, Nadia Buttelli (competente per il carcere di Parma), chiede di conoscere le ragioni per cui dal 23 dicembre 2008 la coppia condannata all’ergastolo è stata allontanata dal carcere di Como e separata, Olindo recluso a Parma, Rosa a Vercelli. Il magistrato chiede inoltre che i colloqui tra i due, non sufficientemente continui a causa della lontananza (...), siano garantiti con maggiore regolarità. Significa che la coppia di assassini potrebbe presto essere di nuovo unita. Un’eventualità che desterebbe parecchio scalpore e molte polemiche, perché da sempre i due hanno manifestato totale indifferenza nei confronti delle vittime ma in fondo anche verso l’ergastolo: l’unica pena vera, hanno detto, sarebbe non poterci vedere.
La loro originale richiesta di una «cella matrimoniale» aveva indignato i parenti delle vittime e l’opinione pubblica, che all’unanimità aveva approvato la separazione dei due detenuti, «per ragioni di sicurezza». Ora, secondo il giudice, le difficoltà frapposte agli incontri avrebbero fatto cadere in uno stato di depressione Rosa, mentre gli episodi di violenza e rabbia di Olindo sarebbero sempre più frequenti.
(...) «Non sarei contrario», mi aveva detto mesi prima Carlo, dopo averci pensato a lungo, parlando proprio dell’ipotesi di un ricongiungimento. Ora conferma: «Tanto si incontrano ugualmente, adesso. Se per farlo non dovranno più percorrere chilometri ma attraversare il cortile, a noi che cosa cambia?». Anche qui nessun buonismo, solo il filo di un ragionamento: «A noi non cambia nulla, tutto sommato. E per loro potrebbe rivelarsi la strada per ritrovare insieme la lucidità di valutare quello che hanno commesso. Se due infatti sono sempre rimasti assieme, anche nel male, forse solo insieme possono riallacciarsi al mondo reale che hanno smarrito». Come uno ha trascinato l’altro nel delirio, reciprocamente, fino a trasformarsi in una coppia di assassini, così non è impossibile che uno dei due riaccenda prima o poi una scintilla di ragione trascinando anche l’altro nel ripensamento.
Un’ipotesi, a ben vedere, non impossibile, soprattutto letta alla luce di un’acuta analisi dei due coniugi proposta dallo psichiatra Vittorino Andreoli su Avvenire del 13 gennaio 2007: esiste un tipo di coppia «correttiva», in cui uno equilibra gli eccessi dell’altro, e un tipo opposto detto «a rinforzo», come Olindo e Rosa, «dove uno si lamenta di un rumore e l’altro, che fino a quel momento non se n’era neppure accorto, sente addirittura un fracasso. Due così non litigano mai, possono litigare solo con gli altri». Ecco come hanno fatto due normali condòmini a diventare feroci sanguinari senza freno e senza più quel naturale senso di colpa che è il più forte inibitore, lo stop che nell’ira ci trattiene dall’azione e dopo l’errore ci consente il pentimento.
Lucia Bellaspiga e Carlo Castagna