Il Carlo Felice all’ultimo atto dopo gli «acuti» del sindaco

L’Opera non sa più che strada seguire dopo un anno di annunci e minacce

(...) A poco serve leggere i comunicati stampa ufficiali e fingere di consolarsi con la notizia che la regolare attività artistica è comunque garantita: ma già tanto sarebbe che ci fosse, un'attività artistica, la verità è che ora non c'è nessuno che possa promettere la luna nel pozzo, tantomeno il nuovo direttore artistico Cristina Ferrari, che ha le mani legate. Ma torniamo indietro. La stagione lirica 2007-08 del Carlo Felice parte zoppa; sulla schiena ancora la botta degli scioperi della passata primavera, la nomina di Oren a direttore principale e le improvvise dimissioni del Direttore artistico Alberto Triola; poi a settembre i cosiddetti «Vespri della discordia», con la rinuncia al podio della «prima» da parte del direttore israeliano, appoggiato da una piccola parte assai agguerrita dell'orchestra iscritta ai sindacati autonomi; poi la rinvigorita questione del fondo pensioni volatilizzato nel nulla che ha esacerbato parte del coro. Da lì in poi è storia triste e nota, dagli spifferi che hanno fatto scappare il maestro Frizza (sostituito guardacaso da Oren), al malcontento del pubblico inferocito, costretto a rimanere a casa.
Questo nonostante le promesse e gli annunci del sindaco. Che tali, ovviamente, sono rimasti. La guerra contro la sovrintendenza è aperta e cruenta: o Di Benedetto o la Stagione, non c'è via di mezzo. A meno che le linee dirigenziali non cambino politica e non risolvano la delicata questione economica e quella del rilancio artistico. Insomma, nessuno dei contendenti molla e la situazione si aggrava ulteriormente. Fino al buco nero di questi giorni, in cui molti si stanno chiedendo se le porte del teatro a settembre riapriranno al pubblico, Premio Paganini compreso, con tutto quello che si porta dietro l'annullamento di un concorso di fama internazionale come questo. Gli annunci non bastano. La commedia non è genere da mandare in scena sulla pelle del Carlo Felice. E ora la Vincenzi rischia la prima, grande sconfitta conclamata. Bella figura con il mondo. Ma chi ha sbagliato? Di Benedetto con i tagli all'organico e alle buste paga? I lavoratori che hanno tirato troppo la corda e adesso si trovano nel vicolo cieco della possibile chiusura definitiva? Oren che ha avanzato pretese impossibili forte del proprio prestigio artistico? O forse la Vincenzi, che ha favorito i confederati firmando con loro un accordo separato acuendo così la lotta sindacale interna? E che ha delegittimato il sovrintendente - lasciandolo però alla sua scrivania - affiancandolo a propri fidati consiglieri? Non si fanno i conti senza l'oste: Di Benedetto in risposta ha firmato con gli autonomi un accordo che lo ha manlevato da gran parte delle responsabilità. Fulmine a ciel sereno per tutti, ma soprattutto proprio per il sindaco, che da quel momento ha perso del tutto il controllo della situazione - per altro già indomabile - con il fardello di tutte le promesse non mantenute. Imbarazzante. Soprattutto davanti a una città che nel teatro crede, visto che la campagna abbonamenti sta avendo un inaspettato successo. Chi dirà ai genovesi che li attende un altro possibile «dopoguerra» senza Carlo Felice? Che altro aggiungere... «Spes ultima dea».